Riparte il processo per 106 imputati

15 Ottobre 2018

Infiltrazioni nel Vastese: attese le dichiarazioni del boss Ferrazzo

VASTO . Operazione “Isola felice”, si rialza il sipario su una delle vicende più inquietanti del Vastese. Fra i protagonisti Eugenio Ferrazzo, 41 anni, ritenuto dagli investigatori un ex boss calabrese. L’estate scorsa l’uomo aveva annunciato di voler rispondere alle domande dei magistrati. Un improvviso malore però gli ha fatto perdere i sensi mentre deponeva. Il tribunale ha stralciato la sua posizione. Oggi la vicenda, finita anche in Parlamento, torna nell’aula di giustizia. Il processo si occupa di pericolose infiltrazioni nel Vastese. Sono 106 gli imputati e molti di loro risiedono nel Vastese. Alcuni reati contestati, però, sarebbero avvenuti a Montesilvano e per questo il processo si celebra a Pescara. I fatti si riferiscono al biennio 2010-2012. La vicenda è seguita dalla Direzione investigativa antimafia (Dia). Nel 2017, in un lungo dossier, l’Antimafia ribadì che la ’ndrangheta ha cercato più volte di mettere radici a San Salvo.
Le misure cautelari furono all’epoca 25. Sei le regioni in cui a detta della Dia operavano gli accusati. Le accuse sono raccolte in un dossier di 600 pagine. Vasto e San Salvo, secondo gli investigatori, sarebbero state le basi degli indagati e i personaggi locali avrebbero avuto un ruolo di spicco nel clan gestito da Eugenio Ferrazzo. L’uomo, arrivato in Abruzzo a ottobre 2006, dopo un periodo di detenzione all’estero per traffico internazionale di cocaina, si trasferì a San Salvo, sfuggendo alla mattanza ordita dallo zio Mario Donato Ferrazzo, capo indiscusso della ’ndrina di Mesoraca (Crotone) e reclutando così la manovalanza a Montesilvano e San Salvo. Ferrazzo avrebbe sviluppato un sodalizio criminale di matrice ’ndranghetista in Abruzzo e in particolare nel Vastese. L’operazione portò al sequestro di oltre 300 chili di droga, insieme a fucili, mitragliatori, pistole e munizioni. (p.c.)