Rischia l’espulsione per un cavillo Salvato in appello

30 Gennaio 2017

VASTO Dopo 4 anni si è conclusa positivamente la lunga odissea giudiziaria di Aliji Dzemal, macedone, arrivato nel Vastese venti anni fa, e che ha rischiato di perdere il permesso di soggiorno per un...

VASTO Dopo 4 anni si è conclusa positivamente la lunga odissea giudiziaria di Aliji Dzemal, macedone, arrivato nel Vastese venti anni fa, e che ha rischiato di perdere il permesso di soggiorno per un inghippo burocratico. L'uomo era stato espulso per motivi fiscali e reddituali. Allo Stato risultava che la moglie Azize non avesse presentato nel 2011 la dichiarazione dei redditi. In questo modo veniva meno il requisito del reddito idoneo al sostentamento del nucleo familiare composto dalla coppia e da 4 figli. Il suo avvocato, Marco Fanghella ha impugnato il provvedimento. A giudizio del legale la decisione del mancato rinnovo non era giusta perché non aveva tenuto conto che l'uomo aveva trovato anche un altro lavoro come assistente presso un anziano di Gissi. Il primo ricorso non è bastato. Il ministero dell'Interno si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso perché comunque il reddito non raggiungeva la somma di 19.519, 50 euro. Il Tribunale di Vasto il 14 marzo 2016 attenendosi alle motivazioni del ministero, ha quindi rigettato il ricorso del badante macedone rilevando che oltretutto la richiesta di rinnovo era stata presentata in ritardo di 6 mesi e che i redditi dichiarati non erano sufficienti. Non solo. Dzemal aveva trascorso un periodo lontano dall'Italia e la moglie non aveva i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno. «La Corte aquilana ha però accolto il ricorso e annullato il provvedimento del questore», dice soddisfatto l'avvocato Faghella. «Il rigetto del ministero aveva determinato la sentenza del tribunale di Vasto, ma fortunatamente», conclude il legale, «la Corte d’appello dell'Aquila ha ritenuto vi fossero i presupposti per la concessione del rinnovo del permesso». (p.c.)