Rischio epatite E nella carne dei cinghiali

10 Novembre 2019

Studio della Asl sulle infezioni presentato a Chicago: «Prestate attenzione al consumo di cibi crudi»

CHIETI. Attenzione al consumo di carne di cinghiale cruda: può contenere l’epatite E. A lanciare l’avvertimento è la Asl dopo uno studio condotto dal servizio veterinario, diretto da Giovanni Di Paolo. La ricerca è stata alla 100ª Conferenza mondiale dei ricercatori delle malattie infettive animali che si è tenuta a Chicago. Allo studio, insieme a Di Paolo e ad Angelo Giammarino del servizio veterinario di sanità animale Asl, hanno collaborato Fabrizio De Massis, Giuseppe Aprea, Silvia Scattolini, Daniela D’Angelantonio, Arianna Boni, Francesco Pomilio e Giacomo Migliorati dell’Istituto zooprofilattico di Teramo e il tecnico della prevenzione Chiara Morgani. Il virus è stato ricercato nel fegato e nella cistifellea di 102 cinghiali provenienti dai Comuni dell’Ambito territoriale di caccia (Atc) chietino-lancianese. I risultati hanno evidenziato la presenza del virus nelle matrici di 8 cinghiali, evidenziando una percentuale di infezione del 7,8% (numero di soggetti infetti sul totale dei capi testati). Significa che l’Abruzzo, con il 22,2% rispetto al totale dei casi a livello nazionale, è la regione maggiormente colpita dall’epatite E, malattia dei suidi sostenuta da un virus (Hev) in grado di trasmettersi da animale ad animale e che può passare all’uomo per via alimentare: in Abruzzo è frequente il consumo di carne suina cruda o poco cotta (salsicce di carne e di fegato, anche di cinghiale).
L’indagine ha cercato l’eventuale sieropositività al virus dell’epatite E dei cacciatori che hanno avuto contatto con i capi infetti: nessuno è risultato infetto. In situazioni di stretto contatto, il virus dell’epatite E può infatti passare dai suidi infetti all’uomo attraverso il consumo di carne o fegato senza adeguato trattamento termico, determinando l’insorgenza della malattia che, seppur asintomatica nella maggior parte dei casi, può a volte manifestarsi con febbre alta, dolore addominale e ittero.
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