Rischio frane in 50 zone: ci vuole una nuova mappa

25 Luglio 2015

Dopo il maltempo dello scorso marzo il Comune aggiorna gli studi sul territorio Di Naccio: debiti fuori bilancio per 264mila euro per gli interventi immediati

LANCIANO. Cinquanta zone colpite da frane e smottamenti, 9 quelle sulle quali già si è intervenuto. 350mila euro, calcolati come debiti fuori bilancio, stanziati dal Comune per i primi lavori; tre famiglie sgomberate dalla proprie case inagibili a causa delle frane. Una nuova mappa del rischio idrogeologico, in cui inserire aree come Madonna del Carmine e il versante Morena di Santa Giusta che non erano considerate zone rosse. Sono i numeri dell’alluvione del 3-4-5-e 6 marzo scorsi che ha provocato frane, smottamenti e devastato terreni e strade in città e nelle contrade. Aree sulle quali il Comune ha fatto i primi interventi per evitare che delle zone restassero isolate, ma che, come spiegato dall’assessore ai lavori pubblici Antonio Di Naccio, «sono interventi-tampone perché servono altri fondi, milioni di euro per lavori più approfonditi, con sistemi di palificazione in alcuni punti che impediscano, in futuro, che piogge e alluvioni provochino danni così devastanti sul territorio comunale».

I PRIMI LAVORI. «Già la settimana successiva all’alluvione che si è abbattuta su ben 50 aree diverse», ha detto Di Naccio, «c’è stata una spesa di 86mila euro per rimuovere alberi, colate di fango e per interventi-tampone. Poi sono iniziati i lavori per 264mila euro- debiti fuori bilancio di ripristino temporaneo della viabilità su 9 aree-strade, scelte per l’importanza che avevano nel collegare diverse zone del territorio». Le strade comunali sulle quali si sono fatti asfalti e piccoli drenaggi sono: strada di Madonna del Carmine, Serre (ex discarica strada riparata per evitare fuoriuscite di materiali inquinanti), Torre Sansone-Feltrino, Mandrelle (zona Camice), Villa Scorciosa-Villa Martelli, Spoltore (Villa Carminello), Ciancarelli (Madonna del Carmine), Costa di Chieti e Selva Rotonda (Villa Elce). «Sono però lavori che possiamo definire provvisori», ha aggiunto l’assessore, «perché dobbiamo fare opere più consistenti, intervenire con palificazioni, drenaggi, consolidamento dei terreni per evitare che in futuro piogge del genere creino gli stessi problemi. Ma servono fondi che non abbiamo».

LA NUOVA MAPPA DEL RISCHIO. Dopo le alluvioni che hanno scoperto anche nuove aree a rischio idrogeologico, il Comune ha avviato la riperimetrazione delle aree pericolose, rivedendo la mappatura del territorio con le zone più fragili. «Stiamo redigendo una nuova mappa», ha spiegato Di Naccio, «che comprende aree come Madonna del Carime e il versante Morena di Santa Giusta che non erano inserite come zone rosse. Inserendole come zone ad alto rischio idrogeologico potremmo chiedere fondi maggiori alla Regione per gli interventi».

GLI SGOMBERI. Interventi considerevoli se si pensa che proprio in queste due aree ci sono tre famiglie che sono state sfollate: due a Madonna del Carmine, che hanno lasciato casa a dicembre, e una a Santa Giusta dove le case a rischio crollo sono due, ma una è disabitata. «Negli ultimi sette mesi per queste famiglie il Comune ha speso 21mila euro per una sistemazione provvisoria», ha precisato l’assessore, «ora sono state prese in carico dalla Protezione civile, ma non possono stare in una situazione provvisoria a vita. Le case, ma soprattutto le aree sulle quali sorgono, hanno bisogno di grossi lavori che la Regione ha chiesto se siano davvero necessari. Se sia giusto e “conveniente” spendere milioni di euro per lavori che servono poche famiglie o non sia meglio dare loro dei fondi per ricostruire le case altrove spendendo meno. Una logica cinica, che lascia di stucco, ma che va considerata». A Santa Giusta la frana ha creato dislivelli di 15 metri nel terreno e chiuso una strada di campagna che per essere riparata richiederebbe circa 2 milioni. A Madonna del Carmine la frana ha lasciato fuori altre due famiglie, il problema è che è una paleo-frana che si riattiva periodicamente. In questo caso agli interventi, di centinaia di migliaia di euro, devono partecipare anche le famiglie perché interessano anche le fondamenta della loro casa.

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