Rissa sfociata in omicidio C’è la falsa testimonianza

Torna in aula il caso del buttafuori morto nella lite dopo una cena tra amici In cinque dal giudice per le dichiarazioni rese sul fatto e ritenute non veritiere
SAN SALVO. Sono trascorsi 8 anni da quando al termine di una cena per festeggiare l’uccisione di un maiale, scoppiò una rissa che costò la vita a Cosimo Cava, 40 anni, buttafuori di origine pugliese ma da anni residente nel Vastese. Oggi all’Aquila è in programma l'udienza preliminare a carico di 5 testimoni accusati di avere fornito in fase processuale delle versioni non veritiere. L’accusa è di falsa testimonianza.
Il cadavere di Cava fu ritrovato dai carabinieri di San Salvo vicino a un casolare di campagna nella zona industriale di Piana Sant’Angelo nel gennaio 2007. L’autopsia stabilì che il quarantenne era stato ucciso a calci e pugni. Colpi fortissimi che non diedero scampo alla vittima. Dopo qualche giorno vennero denunciate sette persone con l’accusa di omicidio volontario e rissa. L’elenco di indagati presto si sfoltì. Solo due vennero rinviati a giudizio. Il 14 novembre 2010 la Corte d’Assise di Lanciano assolse Marco Fabrizio e Alberto Zimarino con formula piena. Un anno dopo cominciò il processo d’appello. A fine ottobre 2012 Fabrizio e Zimarino furono assolti dall’accusa di omicidio volontario e condannati dalla Corte d’assise d’appello dell’Aquila a 3 anni e 6 mesi di reclusione per rissa. Il 10 dicembre si è tenuto il processo in Cassazione. La corte suprema ha confermato la sentenza di condanna.
Da quel processo è scaturito un altro giudizio questa volta per falsa testimonianza a carico di 5 persone che quella sera erano presenti alla tragica sequenza. In un primo momento i cinque erano accusati anche di favoreggiamento, reato dal quale sono stati prosciolti. Resta la falsa testimonianza. Oggi i cinque compariranno davanti al gup, giudice dell’Aquila. Fra i difensori compaiono gli avvocati Clementina De Virgiliis, Fiorenzo Cieri e Alessandro Orlando pronti a difendere i loro assistiti. Il compito dei legali si presenta ostico, ma non sono esclusi nuovi colpi di scena.
L’intera vicenda è stata al centro di un drammatico percorso giudiziario. Legittima la richiesta di giustizia della famiglia della vittima. Oggi quella tragica notte sarà rivissuta ancora una volta. Sono molte le risposte che i cinque indagati dovranno dare al giudice chiamato a decidere se rinviarli o meno a giudizio.
Paola Calvano
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