Rissa tra rom: altre 11 misure cautelari

12 Luglio 2020

Guerriglia del 26 giugno: in 7 agli arresti domiciliari, obbligo di firma per 4. Denunciate tre donne e un minorenne

LANCIANO . Si sono picchiati con spranghe e bastoni, perfino con una cassetta per le lettere in metallo, per un alloggio popolare. Alla maxi rissa, che ha coinvolto 17 persone, hanno partecipato donne e minorenni. La risposta alla città, turbata da un episodio di estrema gravità e allarme sociale, sono 11 misure cautelari per rissa aggravata e lesioni - fra cui sette arresti domiciliari - eseguite dalla polizia nei confronti degli appartenenti a due rami della famiglia di etnia rom Guarnieri. L’operazione “Santa Rita”, dal nome del quartiere teatro degli scontri dello scorso 26 giugno, è scattata alle 7 di ieri, quando gli agenti della squadra investigativa del commissariato, diretti dal vicequestore Lucia D’Agostino e supportati da personale della Squadra mobile di Chieti e del Reparto prevenzione crimine di Pescara, hanno eseguito le ordinanze emesse dal gip del tribunale di Lanciano, Riccardo Audino, su richiesta del sostituto procuratore Francesco Carusi.
Agli arresti domiciliari sono finiti i due capifamiglia Angelo Guarnieri, 62 anni, e il fratello Gaetano, 60, alla guida di due opposte fazioni; i figli di Angelo, Gaetano, 37 anni, e Fabrizio Guarnieri, 33, e il genero Sergio Di Rocco, 41; il figlio di Gaetano senior, Sante Guarnieri, 23, e il genero Enzo Manzi, 43. Per altri quattro è scattato l’obbligo di firma: Fioravante Di Rocco, 18 anni, Demis Manzi, 21, Federico Cervelli, 20, e Kevin Guarnieri, 21. Sono state poi denunciate a piede libero tre donne, A.S., 56 anni, A.S.G., 42 anni, e L.M., 19 anni, e un 13enne è stato segnalato alla Procura per i minorenni. Tra gli arrestati c’è anche Tommaso Guarnieri, 40 anni, già in carcere a Vasto per aver violato la misura di sicurezza a cui era sottoposto (affidato ai servizi sociali come Sergio Di Rocco, in carcere anche lui a Civitavecchia): non gli viene contestata la rissa, ma le minacce ai parenti.
La squadra investigativa, diretta dall’ispettore Amerino Verì, e la polizia scientifica si sono concentrate sull’esame del materiale video (38 i file analizzati), della documentazione fotografica e delle testimonianze delle parti in causa. Le due fazioni si sono sfidate tra loro, provocandosi con minacce e agguati nelle rispettive abitazioni, prima della rissa avvenuta alle 21,20 in via Sabino in cui sono rimasti feriti in sei (prognosi da 5 a 30 giorni). Hanno usato bastoni e spranghe, una stampella, il lancio di sassi e oggetti, dal cric per auto a una cassetta per le lettere in metallo, tutti sequestrati dalla polizia.
Il motivo scatenante è un appartamento Ater di via Sigismondi che, a causa di continue liti con il vicinato, tre anni fa Tommaso Guarnieri aveva scambiato con la cugina, e di cui da tempo pretendeva la restituzione con atteggiamenti violenti e minacciosi. «Da parte di istituzioni, Procura e polizia c’è stata una risposta tempestiva ed efficace», sottolinea il vicequestore D’Agostino, «all’allarme sociale destato e alla diminuita percezione di sicurezza tra i residenti, prima con l’intensificazione dei servizi di controllo, predisposti dal questore Ruggero Borzacchiello, e adesso con il buon esito delle indagini».
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