Rissa tra rom, il gip ha detto no al carcere

Il pm Carusi ha chiesto la misura cautelare più pesante ma la prognosi per le lesioni riportate dai feriti non è elevata
LANCIANO. Un alloggio popolare di cui una famiglia rom rivendicava la restituzione, fino a minacciare di morte i parenti e ingaggiare con loro una violenta rissa che ha tenuto in scacco un intero quartiere. A Santa Rita quello della casa non è solo un problema di emergenza abitativa. Alloggi contesi, spesso danneggiati, rapporti di vicinato difficili fatti di liti e comportamenti molesti. Questo ci racconta la maxi rissa del 26 giugno scorso, per la quale sono stati arrestati otto componenti della stessa famiglia di etnia rom.
Proprio a causa delle continue liti con i vicini di casa, tre anni fa Tommaso Guarnieri, 40 anni, uno degli arrestati, aveva scambiato con la cugina, A.S.G., l’appartamento Ater di via Sigismondi, andando a vivere in quello di lei in via De Riseis. Una decisione di comune accordo che nel tempo non è andata più bene. Così l’uomo ha iniziato a pretendere, con atteggiamenti violenti e minacciosi e spalleggiato dai fratelli, la restituzione dell’alloggio. In più occasioni avrebbe minacciato di morte la cugina e i familiari se si fosse opposta alla sua volontà di rientrare in possesso dell’appartamento. Un mese prima della rissa, sarebbe arrivato ad arrampicarsi lungo il tubo del gas, fino a raggiungere il balcone dell’abitazione, per poi desistere alla vista di una pattuglia delle forze dell’ordine. E quel venerdì di fine giugno sembra sia stato il gesto della pistola mimato con la mano a dare il via agli scontri tra le due famiglie Guarnieri.
Le indagini, condotte dalla squadra investigativa e dalla polizia scientifica del commissariato, hanno portato a 11 misure cautelari (più l’arresto di Tommaso Guarnieri per violazione delle misure di sicurezza). Sette sono finiti agli arresti domiciliari: Angelo Guarnieri, 62 anni; Gaetano Guarnieri, 37 anni; Fabrizio Guarnieri, 33 anni; Sergio Di Rocco, 41 anni; Gaetano Guarnieri, 60 anni; Sante Guarnieri, 23 anni, ed Enzo Manzi, 43 anni. Obbligo di firma per altri quattro, tre donne denunciate a piede libero e un tredicenne segnalato alla Procura per i minori. Il sostituto procuratore Francesco Carusi aveva chiesto il carcere. Ma la rissa aggravata, come rilevato dal gip del tribunale di Lanciano, Riccardo Audino, è un reato formalmente di media gravità, per il quale la pena va da tre mesi a cinque anni di reclusione, nel caso qualcuno riporti lesioni personali o rimanga ucciso. Nella rissa di Santa Rita le lesioni vanno da 5 a 10 giorni di prognosi, in un solo caso 30 giorni. Troppo poco perché ricorresse la misura coercitiva maggiore.
Gli interrogatori di garanzia degli indagati si terranno in settimana, tra martedì e mercoledì.
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