Ristorante sequestrato, ricorsi anche contro le multe

5 Febbraio 2021

LANCIANO. Era pronto a violare i sigilli e a riaprire il locale già ieri sera. Ma alla fine Massimiliano Serrapica, titolare di “Ruvido” in piazza Dellarciprete, ha deposto l’arma dell’apertura a...

LANCIANO. Era pronto a violare i sigilli e a riaprire il locale già ieri sera. Ma alla fine Massimiliano Serrapica, titolare di “Ruvido” in piazza Dellarciprete, ha deposto l’arma dell’apertura a oltranza contro i divieti anti-Covid e ha imboccato le vie legali contro i provvedimenti che mercoledì hanno portato al sequestro del suo ristorante, disposto dal gip Massimo Canosa su richiesta della Procura. «È per tutelare le mie collaboratrici, Lorenza e Antonella», precisa il ristoratore ribelle, «non vorrei mai che appoggiandomi e sostenendomi possano essere coinvolte nei procedimenti penali. Lo stesso vale per i clienti e tutte le persone che mi stanno dimostrando solidarietà e mi vogliono sostenere in questa battaglia. Non voglio che abbiano conseguenze».
Così al momento ha deciso di seguire il consiglio dei suoi avvocati, Rinaldo Berghella e Maria Serrapica, che stanno predisponendo i vari ricorsi. «Ho dato mandato ai miei legali», conferma Serrapica, «di proporre ricorso d’urgenza contro il sequestro al Tribunale del riesame dell’Aquila e contro i provvedimenti di chiusura prefettizi avanti il giudice di pace». Il reato contestato in fase di indagini preliminari è l’articolo 260 del regio decreto n. 1265 del 1934, connesso alla diffusione del virus per la mancata chiusura del locale. Il locale ha avuto prima provvedimenti amministrativi di 2 e 5 giorni di chiusura, poi l’ultimo di 30 giorni disposto dal prefetto di Chieti il 28 gennaio. Per i verbali contestati dal giorno della riapertura abusiva (era il 15 gennaio) agli avventori e al proprietario, e relativi alla disciplina Covid, i legali presenteranno scritti difensivi al prefetto e successivamente, in caso di non accoglimento delle opposizioni, l’ordinanza di ingiunzione sarà oggetto di ricorso davanti al giudice di pace. «Ritengo di essere nel giusto e di aver agito a norma di legge», sostiene il ristoratore, «la mia lotta, pertanto, prosegue per i canali istituzionali». (s.so.)
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