Ristoro non pagato ai Comuni La Regione sollecita l’Acea

VILLA SANTA MARIA. Buone notizie per i sessanta Comuni che vantano un credito di quasi quattro milioni di euro dalla centrale Sant’Angelo di Altino, gestita dall’Acea spa. In un incontro, svoltosi...
VILLA SANTA MARIA. Buone notizie per i sessanta Comuni che vantano un credito di quasi quattro milioni di euro dalla centrale Sant’Angelo di Altino, gestita dall’Acea spa. In un incontro, svoltosi ieri nella sede della Regione a Pescara, il governatore Luciano D’Alfonso si è impegnato a far emanare a livello governativo un decreto attuativo della legge 228 del 24 dicembre 2012 (atteso da diversi anni) e, inoltre, solleciterà personalmente l’Acea Electrabel a corrispondere ai Comuni del Bim Sangro la somma loro dovuta che, dal 2003 al 2006, ammonta a circa quattro milioni di euro.
Soldi derivanti dai sovra-canoni Bim (Bacini imbriferi montani) che i concessionari di grandi derivazioni, secondo quanto previsto dal legislatore, devono versare annualmente ai Comuni ricadenti nei vari Bim perimetrati dal Ministero, come ristoro per il sacrificio delle popolazioni di avere sul proprio territorio dighe, centrali e opere di presa. E per la centrale Sant’Angelo il colosso romano non ha mai pagato i canoni. I comuni del Bim Sangro sono: Agnone, Archi, Ateleta, Barrea, Bisegna, Bomba, Borrello, Castel di Sangro, Civitaluparella, Civitella Messer Raimondo, Colledimacine, Colledimezzo, Fallo, Fara San Martino, Gamberale, Gessopalena, Lama dei Peligni, Lettopalena, Montazzoli, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenero Val Cocchiara, Montenerodomo, Palena, Palombaro, Pennadomo, Pennapiedimonte, Pescopennataro, Pietraferrazzana, Pizzoferrato, Quadri, Roccascalegna, Roio del Sangro, Rosello, San Donato in Val Comino, San Pietro Avellana, Taranta Peligna, Torricella Peligna, Vastogirardi e Villa Santa Maria. Il mancato introito del pagamento dei sovra-canoni, dal 2013 a oggi, ammonta a circa quattro milioni di euro, una cifra enorme che avrebbe consentito ai Comuni, nel frattempo, di mitigare il rischio idrogeologico presente sui propri territori, oltre ad altri importanti interventi infrastrutturali fondamentali per lo sviluppo delle comunità locali e del territorio montano.
«L’incontro con D’Alfonso è stato proficuo perché il presidente ha preso atto della limitatezza di alcune norme regionali che non hanno, nel tempo, recepito la legislazione nazionale», dice Arturo Scopino, sindaco di Montelapiano, uno dei sessanta Comuni che attendono il ristoro, «mi auguro che i Comuni del Bim Sangro si riuniscano in un consorzio per essere più forti e riportare sul territorio le risorse economiche aggiuntive che arriveranno dallo sfruttamento delle acque per uso idroelettrico».
Matteo Del Nobile
©RIPRODUZIONE RISERVATA

