Rivaldo, Torrevecchia vuole sapere la verità

TORREVECCHIA TEATINA. Meraviglia e apprensione per l'apertura dell'inchiesta sulla morte dell'agricoltore Rivaldo Petrongolo, che l'autopsia ha indicato come probabile vittima di pesticidi. In paese...
TORREVECCHIA TEATINA. Meraviglia e apprensione per l'apertura dell'inchiesta sulla morte dell'agricoltore Rivaldo Petrongolo, che l'autopsia ha indicato come probabile vittima di pesticidi. In paese si respira aria di attesa per i riscontri tossicologici sui campioni prelevati dall'anatomopatologo Cristian D'Ovidio e inviati a laboratori specializzati tra Chieti e diverse altre università italiane. Il variegato mondo dell'agricoltura locale è scosso, e comincia ad aprirsi. «Diversi amici», spiega un contadino, proprietario di poco più di un ettaro a vigneto, «m'hanno raccontato di aver avuto rossori sulla pelle e qualche problema di respirazione, ultimamente, ma non abbiamo mai pensato che fosse qualcosa da prendere seriamente anche se le istruzioni di certi moderni ritrovati della chimica raccomandano di coprirsi su tutto il corpo quando si va tra le capanne della vite a spargerli». Un altro confessa di aver «sospeso i trattamenti, troppi veleni possono far male, rinuncio a una parte della vendemmia e aspetto di sapere perché è morto Rivaldo», fa sapere riferendosi alle indagini in corso da parte della procura di Chieti che ha aperto un fascicolo contro ignoti. A parlare con nostalgia è Alfio Morelli, cugino di primo grado della vittima. «Rivaldo», racconta con voce commossa, «sembrava fosse nato su un trattore. Già a 11 anni li guidava, e la sua vita l'ha dedicata all'amore per la terra e i suoi vigneti. Gran parte dell'uva la conferiva alla cantina sociale, ma una parte la teneva per sè, faceva anche lo spumante e spesso invitava gli amici a degustarlo nella sua azienda. Con lui, Torrevecchia ha perso un uomo di grande valore». (f.b.)

