Rizzi: «Dai pizzini alle chat criptate: così cambia la mafia»

Chieti, il vice capo della polizia ospite all’ateneo d’Annunzio: con il digitale un cambio epocale, il 64% delle truffe sul web
CHIETI. «Eravamo abituati alle mafie che parlavano usando i pizzini, oggi lo fanno attraverso le piattaforme criptate». Queste le parole del prefetto Vittorio Rizzi, vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza, direttore centrale della Polizia Criminale e autore insieme alla professoressa Anna Maria Giannini del libro «Investigare 4.0», intervenuto al convegno che si è tenuto ieri all’università d’Annunzio di Chieti dal titolo “Da Lombroso al digitale”, organizzato dal dipartimento di Scienze giuridiche e sociali. A fare gli onori di casa il rettore Sergio Caputi. Erano presenti anche il prefetto di Chieti Mario Della Cioppa e i questori di Chieti, Pescara e L’Aquila, Francesco De Cicco, Luigi Liguori ed Enrico De Simone. Durante l’incontro si è parlato dei più moderni metodi d’indagine applicati alla criminologia e si è posta in essere la correlazione tra la figura di Cesare Lombroso, pioniere degli studi sulla criminalità e padre della moderna disciplina criminologica e il repentino sviluppo della tecnologia.
«Viviamo in un secolo dove la trasformazione non comprende solo il mondo digitale ma anche culturale», ha detto il prefetto Rizzi, «siamo entrati in un’epoca dove tutti i fenomeni, anche quelli criminali sono globali, oggi il 64 per cento delle truffe avviene nel web e questo è già un cambiamento epocale». E continua: «Se fino a 10 anni fa pensavamo di prendere uno ’ndranghetista sulle montagne della Calabria, oggi gli ultimi 40 latitanti sono stati catturati in giro per il mondo e questo dimostra il cambio radicale». Da quanto emerge dal convegno, risulta necessario, dunque, comprendere l’evoluzione del digitale considerando il passaggio dall’analogico per affrontare i vari aspetti delle indagini giudiziarie sempre più legate agli attuali strumenti a disposizione, ormai all’avanguardia.
Intelligenza artificiale, intercettazioni, lotta alla criminalità: sono stati gli altri temi affrontati. Sull’intelligenza artificiale sussiste «un dibattito in corso perché c’è un’implicazione di temi etici, se l’intelligenza artificiale di per sé può costituire un'invasione nella sfera dell'individuo, nella sua privacy, e costituire una limitazione alle libertà dell’individuo», ha detto Rizzi, «in realtà è uno strumento che dà all'uomo delle potenzialità. Poi è come l’uomo le utilizza che farà la differenza fra ciò che è democratico o meno». Di qui il riferimento alle intercettazioni telefoniche. «Se uno utilizzasse lo strumento delle intercettazioni senza regole e senza leggi, non avremmo nessuna democrazia, avremmo un’invasione enorme della sfera della privacy. Un utilizzo regolamentato secondo principi costituzionali e normativi evidentemente ha reso le intercettazioni telefoniche uno strumento di contrasto».
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