Rocca S.Giovanni. Al mare niente cibo da casa. La protesta dei bagnanti

Virale la foto di un cartello in un lido. Il titolare: non vieto, è un gentile invito
ROCCA SAN GIOVANNI
Sulla Costa dei Trabocchi la “schiscetta” finisce al centro di un caso. A scatenarlo è un cartello affisso nello stabilimento balneare “Il Cavalluccio”, a Rocca San Giovanni, e una foto che lo ritrae sta facendo il giro del web e ha fatto esplodere la polemica. «Si prega gentilmente di non consumare il pranzo portato da casa sotto gli ombrelloni», recita l’avviso firmato dalla direzione. Sotto, a rendere il messaggio ancora più eloquente, la vignetta di una coppia comodamente sistemata sulla spiaggia, panino tra le mani, cestino delle vivande e bottiglia accanto. Insomma, l’immagine più classica del pranzo al sacco al mare, che in tantissimi consumano non solo nelle spiagge libere, ma anche in quelle attrezzate. Solo che qui, almeno a leggere quelle poche righe, sembrerebbe poco gradita.
LA MICCIA DELLA POLEMICA
È bastata una fotografia, messa in rete da un utente con una didascalia interrogativa – «Ma seriamente dite?» – per incendiare i social. Oltre mille commenti, decine di condivisioni, un fiume di reaction con la faccina arrabbiata. Una pioggia di critiche. Perché borse frigo, panini, frutta, pizzette e contenitori portati da casa sono quasi un’istituzione delle giornate in spiaggia. E quel «si prega gentilmente», pur non essendo formalmente un divieto, a molti lo è sembrato.
COSA DICE LA LEGGE
Il tema, nemmeno a farlo apposta, era balzato di recente nelle cronache, addirittura internazionali, con un’inchiesta del The Guardian dal titolo provocatorio (Panino police: packed lunch bans enrage Italians at pricey beach clubs – tradotto: Polizia del panino: il divieto di consumare il pranzo al sacco fa infuriare gli italiani nei costosi beach club). Qualche giorno dopo, l’Unione nazionale consumatori è intervenuta, Codice del consumo alla mano, precisando che la gestione del lido non può estendere la propria esclusiva alla somministrazione del cibo, nemmeno se all’interno della struttura sono presenti un bar o un ristorante. Per questo motivo, vietare l’ingresso di panini, bibite o borse frigo è un comportamento illegittimo. Ma non è tutto consentito. Il limite è quello del decoro e dal rispetto degli altri ospiti dello stabilimento. Consumare un panino, una bottiglietta d’acqua, una vaschetta di pasta o utilizzare una borsa frigo non costituisce alcun problema. Diverso sarebbe trasformare la spiaggia in un’area picnic, apparecchiando tavoli, organizzando grandi pranzi di famiglia o barbecue che possano arrecare disturbo agli altri bagnanti. In questi casi il gestore può intervenire per garantire il corretto utilizzo degli spazi comuni.
LA VERSIONE DEL TITOLARE
Il titolare del Cavalluccio Oscar Ucci, sentito dal Centro, giura che nel suo stabilimento vige esattamente ciò che richiama l’Unione dei consumatori. Anche se quel cartello lascia immaginare altro. «Non è un avviso nuovo. Esiste dai primi anni Duemila. Quello vecchio si era rovinato e quest’anno lo abbiamo semplicemente rifatto». Stando al suo racconto, nessuno impedisce ai clienti di mangiare ciò che hanno portato con sé. «Una pizzetta, un panino, la frutta, le bibite o la “schiscetta” non sono assolutamente un problema. Tuttora i clienti consumano regolarmente il pranzo sotto gli ombrelloni». E allora a cosa serve quel cartello? Qui la questione si sposta dal pranzo portato da casa alle dimensioni e alle modalità con cui viene consumato. «Il problema nasce quando arrivano carovane con quattro teglie di lasagne o parmigiane», spiega Ucci. «È una questione di decoro e anche di rispetto degli altri bagnanti. In passato è capitato di vedere ombrelloni lasciati con piattini, forchette, tovaglioli e teglie. Non era una bella immagine e ci sono state anche lamentele. Per questo abbiamo deciso di sconsigliare certe situazioni. Ma nessuno ha mai vietato nulla a nessuno». Una distinzione che, però, dal testo dell’avviso non emerge: il cartello non parla di tavolate, teglie o rifiuti lasciati sulla spiaggia, ma genericamente di «pranzo portato da casa».
CORTOCIRCUITO COMUNICATIVO
È proprio qui che nasce il cortocircuito comunicativo di una richiesta che condiziona fortemente chi la legge, soprattutto chi non beneficia di quella «comunicazione continua della direzione con i clienti» sulla quale insiste Ucci. Da qui il sospetto, rilanciato da molti commentatori dei social, che dietro ci sia la volontà di spingere verso i servizi di ristorazione dello stabilimento o persino di selezionare la clientela. Interpretazioni che il titolare respinge. «Assolutamente no. Il 90 per cento dei nostri clienti è stagionale, ci frequenta da quarant’anni, e non abbiamo mai avuto problemi, nemmeno coi turisti. Chi vive questo contesto non si è mai lamentato. Forse qualcuno è passato, ha visto il cartello, lo ha fotografato e si è fatto un’idea sbagliata. È un gentile invito, non un divieto». Resta però un interrogativo: se a essere “sconsigliati” sono soltanto i pranzi particolarmente abbondanti, perché non scriverlo in maniera più chiara? Nell’era dei social basta una foto. Non ti viene perdonato nulla. E se l’intento dichiarato è evitare tavolate e situazioni poco decorose, l’effetto comunicativo è stato decisamente diverso, non avendo superato l’esame dei consumatori digitali.
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