Roccamontepiano invasa per la brocca di San Rocco

Partita la festa, il simbolo è il boccale in ceramica che raffigura l’effige del santo Fedeli in corteo dai paesi vicini e c’è chi arriva anche dall’estero: il culto risale al 1400
ROCCAMONTEPIANO. Entrano nel vivo le feste di San Rocco a Roccamontepiano. Ogni anno dal 12 al 16 agosto si rinnova la tradizione del culto del santo e il centro montano si riempie di migliaia di fedeli. In tanti accorrono per una visita nella chiesa di San Rocco, una tappa alla fonte a lui dedicata e magari anche nei tanti stand che vendono le brocche a lui dedicate, realizzate dai tanti ceramisti locali. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Adamo Carulli, in questi giorni centuplica gli sforzi per rendere il paese il più accogliente possibile, anche con una serie di manifestazioni estive che hanno già visto, lunedì scorso, il concerto di Danilo Sacco, voce dei Nomadi.
A testimonianza della grande partecipazione popolare ci sono gli ex voto, presenti nel santuario, memorie di riconoscenza di migliaia di pellegrini che accorrono anche a piedi per assistere alle numerose messe (una ogni ora fino a mezzanotte). Nella serata del 16 agosto si svolge la solenne processione accompagnata dalla tradizionale sfila delle conche devozionali portate dalle ragazze del paese in costume tradizionale. Secondo l’esperto di storia e tradizioni locali, Loris Di Giovanni, «la fortuna di questa festa religiosa è dovuta anche alla diffusione del tipico boccale in vernacolo “vucale”, che nasce come “ricordo” per i fedeli. Boccale prodotto dalle operose botteghe dei ceramisti della vicina cittadina di Rapino. Prodotti nel vicino centro di Rapino, i boccali di San Rocco coprono tutto l’arco del Novecento e possono essere presi come esempio della ceramica popolare novecentesca abruzzese. Rapino merita un posto di tutto rilievo tra i centri ceramici storici dell'Abruzzo. Vi operò Fedele Cappelletti forse il maggior decoratore di maioliche di tutto il Meridione, esponente principale della corrente dello storicismo. Vi mossero i primi passi nel campo dell'arte ceramica, sul finire degli anni '10 del Novecento, i Cascella, il padre Basilio e i tre figli Tommaso, Michele e Giovacchino».
Nel Novecento a Fara Filiorum Petri, Filetto, Bocca di Valle, Pretoro, ma anche in tanti paesi anche più distanti come Ari, si formavano delle “compagnie” di fedeli che partivano a piedi da ogni singolo paese, nella notte precedente la festa. Dopo un percorso di diverse ore tra canti e preghiere, il pellegrinaggio arrivava in chiesa per consumare una frugale colazione e assistere alla prima messa delle sei di mattina.
«Il culto di San Rocco», ricorda ancora Di Giovanni, «si è diffuso in Europa Occidentale a partire dalla seconda metà del 1400 per poi essere approvato da Papa Urbano VIII nel 1602. E vanta oggi numeri da record. I comuni in Italia che portano il nome del santo sono 28, 36 le frazioni. Tremila le chiese, le cappelle e gli oratori alzati in suo onore, di cui 119 dei padri francescani. Su 28.372 parrocchie, 260 hanno un San Rocco titolare, nello specifico 163 sono dedicate solo a lui e le altre insieme agli altri santi, di preferenza insieme a San Sebastiano. La distribuzione delle parrocchie dedicate a S. Rocco riguarda tutte le regioni d’Italia, tranne la Valle d’Aosta e la Sardegna. In Abruzzo sono dodici».
Le feste organizzate dal comitato feste insieme alla parrocchia e al Comune, culminano nella giornata di venerdì, giorno dedicato al santo, che vedrà in serata alle 21,30 il concerto degli Opera Seconda e alle 23,45 il gran finale con i fuochi pirotecnici. (a.i.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

