Roccella: «La famiglia del bosco deve essere riunita in tempi brevi»

12 Giugno 2026

Prima tappa nella casa famiglia di Vasto (senza incontrare bimbi e genitori), poi ad Atessa.

L’avvocato Pillon: «Salgono da uno a due giorni a settimana gli incontri tra la madre e i suoi tre figli»

VASTO

Toccata e fuga della ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, nella casa famiglia di Vasto dove sono ospitati dallo scorso novembre i tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la coppia anglo-australiana cui è stata sospesa la responsabilità genitoriale e da mesi al centro di un dibattito politico-giudiziario.

La rappresentante del governo Meloni non ha voluto incontrare né i piccoli ospiti né i loro genitori.

«Vogliamo ricreare un clima di fiducia nei confronti del sistema affido» le sue parole al termine della visita a Vasto.

«Perché negli ultimi tempi» ha aggiunto «è molto cresciuto, anche intorno al caso dei bambini Trevallion, ma non solo, un clima di sfiducia nei confronti del sistema affido che, invece, è un sistema importante per la tutela dei minori».

Durante la visita, la ministra ha incontrato i responsabili della struttura.

Poco dopo è partita alla volta dell’ospedale di Atessa per visitare il reparto di Neuropsichiatria infantile diretto dal medico specialista Riccardo Alessandrelli.

«Non ho visto i bambini, non sono qui per entrare nel caso della famiglia del bosco» ha chiarito Roccella all’uscita dalla struttura vastese «non ho voluto vedere i bimbi né i genitori. Ho voluto parlare con gli operatori e sottoporre anche a loro questo problema: il fatto che, in particolare questo caso, ha alimentato e aumentato un clima di mancanza di fiducia e di sospetto. I servizi sociali servono a sostenere le famiglie, a sostenere le situazioni di difficoltà. Il governo non è entrato a gamba tesa sul problema. Ognuno ha detto quello che pensava sul caso, come tutti gli italiani» ha aggiunto la ministra «c’è stato un grande dibattito, è normale che ci sia. Ora vado ad Atessa dalla Asl e dal dottor Alessandrelli. Lui si è sempre espresso in maniera molto chiara. È importante sentire non solo i servizi sociali ma anche la Asl. Il sistema dovrebbe essere più aperto, più trasparente».

A proposito del libro da poco pubblicato da Catherine Birmingham, la ministra ha detto di volerlo leggere.

«Mi piace leggere, quindi lo leggerò», le sue dichiarazioni.

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Prima di chiudere con un ultimo pensiero: «È fondamentale che la situazione della famiglia trovi una sua soluzione, un suo ricongiungimento in tempi brevi. Tutto questo seguendo un percorso trasparente, aperto, partendo, però, dalle competenze della Asl del territorio, della sanità territoriale, dalla relazione che già era stata fatta dal professor Alessandrelli e dagli esperti appunto della Asl di Lanciano».

Sul caso è tornato anche Simone Pillon, il legale che assiste Nathan Trevallion e Catherine Birmingham.

«Nella giornata di ieri (mercoledì, ndr), su invito del Servizio, abbiamo avuto un incontro coi miei assistiti, al quale hanno partecipato anche la tutrice e la direttrice della casa famiglia. Il clima è stato franco e costruttivo, con l’obiettivo di superare le incomprensioni e di lavorare nell’interesse dei minori» ha sottolineato l’avvocato Pillon «all’esito si è ottenuto un immediato incremento dei tempi di incontro madre-figli, passati da un giorno a due a settimana, fermi restando gli incontri quotidiani col padre. Ringrazio personalmente le operatrici del Servizio, la direttrice della casa famiglia e la collega della tutela per la disponibilità dimostrata» ha concluso il legale «riteniamo si tratti di un passo importante nella direzione del rientro, e son sicuro che i bambini ne trarranno un grande beneficio».

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