Rogo al Biotopo, si ipotizza il dolo
San Salvo, l’incendio di sabato sera ha interessato una parte dell’area protetta
SAN SALVO. Spunta l’ipotesi del dolo per l’incendio che, sabato sera, ha rischiato di distruggere il Giardino botanico del Biotopo costiero di San Salvo Marina. Ad alimentarla ci sono diversi elementi, non ultimo il fatto che il rogo è partito da una zona interna, lontana dalla strada (e questo esclude che ad accendere il fuoco possa essere stata una cicca di sigaretta) e vicina al torrente Buonanotte, quindi affatto secca. Poco dopo le 20, a seguito di un rumore sordo, si è alzata una nuvola di fuoco visibile anche da Vasto. Il forte vento ha contribuito a spingere le fiamme. «Va dato atto ai vigili del fuoco di essere stati rapidi e bravissimi a delimitare le fiamme», afferma, tirando un sospiro di sollievo, il presidente del consiglio comunale di San Salvo, Tiziana Magnacca. Grata è anche il sindaco, Emanuela De Nicolis.
Ieri mattina è stata fatta una prima stima del danno. «Ringrazio», ha detto il primo cittadino, «chi si è prodigato nello spegnimento e anche chi ha fatto la segnalazione. Da domani saremo a lavoro per la conta dei danni e il ripristino dei luoghi». Se davvero dietro l’incendio c’è la mano di qualcuno, resta da capire perché abbia agito. Non è la prima volta che il Biotopo costiero viene preso di mira. A maggio 2016 vennero abbattuti i cartelli e la capanna-laboratorio fu incendiata. Della struttura rimasero resti anneriti. Tanta la rabbia e lo sgomento fra i residenti e i villeggianti. Anche l’incendio di sabato sera ha creato non poco sconcerto. Purtroppo, in questo periodo, il quartiere delle Nereidi è poco abitato. Nessuno si è accorto dell’arrivo del piromane. Il danno procurato dall’ennesima, scellerata incursione deve ancora essere quantificato.
Il villaggio del Biotopo è l’unico dei nove parchi naturalistici d’Abruzzo ad essere in riva al mare. L’area protetta è di circa 8 ettari. Il biotopo è la prosecuzione naturale del sito di interesse comunitario di Marina di Vasto. È uno dei pochi lembi dell’antico sistema dunale del medio Adriatico. L’auspicio di tutti è che se davvero qualcuno ha cercato di incenerirlo venga identificato e punito. (p.c.)
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