Romandini va a Roma Il via libera del Csm

3 Giugno 2017

Da presidente del Tribunale civile di Chieti alla Corte d’appello

CHIETI. Il presidente della sezione civile del tribunale teatino Camillo Romandini ha chiesto e ottenuto il trasferimento nella capitale come consigliere della Corte d’appello di Roma. 56 anni, teatino residente a Pescara, Romandini è una delle toghe storiche del tribunale teatino. Nella seduta plenaria del 31 maggio scorso, il Consiglio superiore della magistratura, con Giovanni Legnini vice presidente, ha provveduto a coprire numerosi posti vacanti. Tra i 118 trasferimenti c’è anche quello del giudice teatino, chiamato al prestigioso incarico insieme a Sofia Rotunno, Gemma Carlomusto, Silvia Lorocca, Paola Agresti, Maria Speranza Ferrara, Massimo Lo Mastro, Laura Fortuni, Cristina Scipioni, Roberto Pilla, Angela Tursi, Cristina Capranica, Elena Fulgenzi e Lorenzo Antonio Bucca.
Il nome di Romandini era risuonato tra i corridoi del tribunale teatino come possibile successore del presidente del tribunale Geremia Spiniello, che dovrebbe lasciare l’incarico a fine anno. La nomina romana è arrivata prima, in ordine di tempo. In questo modo al palazzo di giustizia teatino si dovrà rimpiazzare due dei suoi giudici di vertice, il presidente del tribunale e quello della sezione civile. Il tribunale teatino (secondo dati del Ministero di giustizia risalenti al 2016) è anche il tribunale italiano con la più alta percentuale di posti vacanti tra il personale amministrativo, anche se questo non gli ha impedito di risultare tra i dieci tribunali italiani più produttivi.
Il giudice Romandini ha presieduto la Corte d'Assise di Chieti al processo sulla discarica di Bussi sul Tirino che si è concluso in primo grado con l'assoluzione dei 19 imputati. La sentenza non ha riconosciuto l'avvelenamento doloso delle acque e ha derubricato il reato di disastro ambientale in disastro colposo, dichiarando gli imputati non colpevoli per sopraggiunta prescrizione. A febbraio la Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha certificato che il sito industriale e le discariche dello stabilimento Montedison di Bussi hanno effettivamente avvelenato le acque di falda e riconosciuto che sul disastro colposo esistono dei comportamenti aggravati che impediscono la prescrizione del reato. Il Ministero di Grazia e Giustizia nei mesi scorsi aveva aperto un procedimento disciplinare nei confronti del giudice Romandini sulla base di presunte pressioni sui giudici popolari nel processo: un fascicolo era stato aperto presso la Procura di Campobasso, conclusosi con l'archiviazione nei confronti del giudice ma con il successivo invio del fascicolo presso gli organi superiori. Il procedimento va avanti. In quest’ambito, lo scorso 17 maggio la Procura generale della Corte di Cassazione ha ascoltato anche il presidente della Regione Luciano D’Alfonso. Il Fatto quotidiano aveva riferito di presunte tangenti di cui potrebbe essere stato a conoscenza anche D’Alfonso.