Rompe una costola al padre: condannato

Lite per un pollaio: pena di un anno per un 30enne che manda in ospedale il genitore. Dovrà dargli anche 5mila euro
CHIETI. La scintilla che ha scatenato l’aggressione è stata una lite su come sistemare il pollaio. Una discussione banale amplificata però da rapporti familiari già conflittuali. Così F.D.R., un giovane di 30 anni, ha preso a calci e pugni il padre fino a rompergli una costola e a mandarlo in ospedale. Il caso è arrivato in tribunale e il giudice Isabella Maria Allieri ha condannato il ragazzo a un anno di reclusione per violenza privata e lesioni personali. Dovrà anche risarcire con 5mila euro l’anziano genitore, che si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Luciano Carinci.
In passato l’attuale vittima era finita a sua volta sotto processo per maltrattamenti in famiglia e minacce, ma - difesa dall’avvocato Mauro Faiulli - era stata assolta con la formula più ampia.
I fatti sono avvenuti ad Arielli il 20 settembre del 2016. Quella sera, stando a quanto denunciato dalla parte offesa, un ex camionista di 70 anni che viveva con la moglie e i due figli, tutta la famiglia era a casa. L’uomo si trovava sul divano e ha iniziato a discutere con la moglie su come sistemare il pollaio. «Ma già da tempo avevo delle divergenze con lei», ha raccontato il pensionato, «dovute alla gestione della casa e al pagamento delle utenze. Le ho chiesto di evitare discussioni, ma ha continuato infierendo contro di me a voce alta. All’improvviso è arrivato mio figlio, ha preso il televisore staccando i fili e lo ha distrutto buttandolo a terra». Il 70enne si è spaventato e ha chiamato i carabinieri, arrivati subito sul posto. «Ma mio figlio si è inventato che ero stato io a rompere la tv perché ero fuori di testa». Fatto sta che, tornata la situazione alla normalità, i militari dell’Arma sono andati via. «Dopo mezz’ora», ha riferito ancora il camionista, «ho avuto un malore. Così, essendo cardiopatico, ho preso il cellulare per chiamare un infermiere che conosco. Ma mio figlio me lo ha strappato di mano. Poi ha staccato anche il telefono fisso sbattendolo per terra». A quel punto è partita l’aggressione fisica. «Mi ha colpito violentemente con pugni sulla testa, all’altezza della nuca e sul viso. Sono caduto a terra e ho cercato di proteggermi, rannicchiandomi. Ma lui mi ha tirato di nuovo diversi calci e pugni su tutto il corpo. Mia moglie ha cercato di fermarlo, senza riuscirci. Alla fine mi sono rialzato, sono salito in macchina e sono andato in Pronto soccorso». I medici gli hanno diagnosticato la frattura di una costola e un trauma cranico, lesioni giudicate guaribili in 25 giorni. A distanza di qualche settimana l’uomo ha formalizzato la denuncia in caserma. L’imputato ha sempre negato ogni accusa: «Non ho mai aggredito mio padre», ha ripetuto in aula. Ma il giudice non gli ha creduto.
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