Rubate trenta reti alla piccola pesca «Ci intimoriscono»

10 Marzo 2015

VASTO. Nuova incursione notturna illegale da parte di misteriose imbarcazioni sottocosta. Ancora una volta a farne le spese sono stati i componenti la cosiddetta “piccola pesca”. I pescatori di...

VASTO. Nuova incursione notturna illegale da parte di misteriose imbarcazioni sottocosta. Ancora una volta a farne le spese sono stati i componenti la cosiddetta “piccola pesca”. I pescatori di Vasto quando ieri mattina hanno raggiunto la costa non hanno trovato le loro reti. Sparite. Qualcuno durante la notte le ha trascinate via togliendo così ai pescatori la possibilità di lavorare. Un danno di oltre 10 mila euro.

Almeno una ventina le reti sparite ai componenti la piccola pesca. Ettore Primiceri e la famiglia Arditelli hanno denunciato l’accaduto. «Non ce la facciamo più. Da tre anni, periodicamente, le nostre reti vengono fatte a brandelli. Abbiamo chiesto più volte aiuto. Ci promettono interventi contro l’assalto delle imbarcazioni che si spingono illegalmente sottocosta ma poi non succede nulla. E intanto noi continuiamo a subire danni», protesta Ettore Primiceri.

«Siamo stanchi ed esasperati. Dopo un periodo di tregua questa mattina (ieri per chi legge, ndc) abbiamo trovato nuovi danni. E questo accade dopo che il maltempo ci ha creato problemi infiniti», spiega Primiceri invocando a nome della categoria un intervento risolutore e pene più severe per chi viene sorpreso a danneggiare l’ecosistema marino e anche l’economia della piccola pesca. L’auspicio dei pescatori è che i responsabili dello sciagurato raid questa volta vengano individuati. «Non è giusto dover subire questi attacchi», protesta Primiceri.

Non è la prima volta, purtroppo, che i pescatori della riviera vastese vengono danneggiati. In passato le indagini dell’autorità marittima, sfociate in qualche caso in denunce e sanzioni, bloccarono i raid. Ora qualche temerario che evidentemente non teme neppure i marosi è tornato a colpire. Ieri mattina i pescatori erano disperati. «Chiediamo il diritto di lavorare e a vivere serenamente. Non ce la facciamo più a subire danni di questa entità. Qualcosa va fatto. Queste incursioni vanno punite. Non è giusto che a pagare sia la piccola pesca». L’esasperazione dei rappresentanti della pesca è tale che qualcuno non esclude di avviare azioni giudiziarie per ottenere il risarcimento dei danni. «Certo è che così non ce la facciamo più a vivere. Ci viene tolto il pane e questo non è giusto. Invochiamo giustizia», insiste Primiceri. (p.c.)

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