Rubò la pistola a un agente Pena di tre anni e mezzo

23 Aprile 2019

Il furto messo a segno sull’A14 nel parcheggio dell’area di servizio Alento Ovest Vittima un forestale che aveva lasciato nell’auto l’arma d’ordinanza e un pc

CHIETI. Rubò la pistola di ordinanza a un agente della Forestale lungo l’autostrada. Salvatore Perrotta, napoletano di 53 anni, è stato condannato in via definitiva a 3 anni e 6 mesi di carcere per il colpo avvenuto nel parcheggio dell’area di servizio Alento Ovest, sul tratto Chietino dell’A14. Ad incastrarlo sono state le immagini delle telecamere. Anche i giudici della Cassazione, confermando la sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila, lo hanno riconosciuto colpevole dei reati di furto pluriaggravato e porto e detenzione illegale di armi.
Ma torniamo al 16 dicembre del 2015 quando Perrotta, insieme a un complice (che ha patteggiato per le stesse accuse), si è impossessato della pistola Beretta calibro 9, completa di un caricatore e 15 munizioni, di un computer e di un hard disk esterno: il tutto è stato sottratto dalla Fiat Punto di servizio di un agente scelto del Corpo forestale dello Stato che li custodiva. Nei confronti degli autori del furto è scattata anche l’aggravante «di aver commesso il fatto sul bagaglio di un viaggiatore lasciato momentaneamente in una macchina parcheggiata nei pressi dell’autogrill». Dopo il colpo, come ricostruito dai giudici, Perrotta aveva abbandonato la borsa porta pc vuota all’uscita autostradale di Ortona, portando la pistola fino a Napoli. Solo dopo essere stato identificato, l’imputato si è impegnato per farla ritrovare, «come emerge dalle intercettazioni telefoniche». Gli investigatori hanno smascherato i ladri grazie all’impianto di videosorveglianza a circuito chiuso che aveva ripreso «la targa dell’auto che aveva affiancato quella della vittima e dalla quale erano scesi gli autori del furto». Fortunatamente, l’arma è stata recuperata a distanza di qualche giorno. C’è di più: nelle perquisizioni successive è stata ritrovata anche della merce sparita da altre aree di servizio.
Secondo la difesa, i giudici di secondo grado avrebbero «omesso di considerare come dagli atti processuali si evinca che Perrotta sia stato inconsapevole che all’interno della borsa vi fosse una pistola. Inoltre non corrisponderebbe al vero il fatto che l’arma si trovasse sotto il sedile di guida, come dichiarato dall’agente derubato». Ma il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile dalla Cassazione, in quanto «manifestamente infondato sotto ogni profilo». Nelle 6 pagine di motivazione, infatti, è sottolineato «che lo stesso Perrotta aveva trasportato il contenuto della borsa fino a Napoli, dove l’arma veniva ceduta a terzi». Il condannato dovrà quindi pagare anche 5mila euro di multa e le spese processuali.
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