Sabino, 70 operai fermi da 3 mesi E la cassa integrazione non c’è

Fabbrica di esplodenti chiusa dalla tragedia dello scorso 13 settembre per la morte di tre lavoratori Spina (Cgil): sollecitiamo risposte, la preoccupazione è tanta. I sindaci: diamo voce a questa difficoltà
CASALBORDINO. Natale, tempo di regali e di tredicesime. Non è così per i 70 dipendenti della Sabino Esplodenti di Casalbordino. Ai lavoratori, a distanza di tre mesi dalla tragedia in cui sono morti tre loro colleghi, Giulio Romano, 50 anni, di Casalbordino; Fernando Di Nella, 50, di Lanciano e Gianluca De Santis, 40, di Palata (Campobasso), non è stata ancora concessa la cassa integrazione. Settanta famiglie si trovano a dover affrontare grandi disagi economici. Per loro questo Natale sarà tristissimo. I sindacati sono impegnati a cercare una soluzione. Così pure il sindaco di Casalbordino, Filippo Marinucci, e diversi suoi colleghi del territorio.
Il futuro dell’azienda è una incognita. Il cancello della fabbrica, dopo 3 mesi di indagini, resta chiuso e l’azienda è sotto sequestro. È ancora inspiegabile la causa dell'innesco che ha determinato la dolorosa perdita di tre lavoratori esperti, formati e informati dei rischi connessi allo svolgimento delle loro mansioni. L'incidente si era verificato lo scorso 13 settembre durante la normale fase di lavorazione di munizionamento, eseguito per conto dell'Agenzia Industrie Difesa, nonostante l'adozione delle cautele e applicazioni più severe previste dalla normativa sulla prevenzione degli infortuni. L'Inps, che già dopo il primo incidente mortale il 21 dicembre 2020 che causò la morte di Carlo Spinelli, 54 anni, di Casalbordino; Paolo Pepe, 45, di Pollutri e Nicola Colameo, 46, di Guilmi, concesse a fatica dopo due mesi la cassa integrazione, questa volta tace. «In questi giorni», fa sapere Franco Spina, segretario generale della Cgil, «stiamo cercando di sollecitare una risposta. Certo, la preoccupazione è grande». Nuovi solleciti sono stati inviati anche al presidente della Regione, Marco Marsilio. Diversi lavoratori risiedono a Scerni. Il sindaco Daniele Carlucci, conosce il loro calvario «Come ho ribadito più volte», afferma Carlucci, «è necessario accelerare l'iter già avviato in diversi tavoli istituzionali. Le richieste sono state fatte alla Regione e al ministero. I lavoratori hanno il diritto oltretutto di conoscere il loro futuro. Noi amministratori abbiamo il dovere di accompagnare questo processo». Vicino alle famiglie dei lavoratori della Esplodenti Sabino anche il sindaco di Villalfonsina, Mimmo Budano. «Questo», dice Budano, «sarà un Natale tristissimo per le famiglie di Giulio Romano, Fernando Di Nella e Gianluca De Santis, ma anche per quelle dei colleghi che li hanno visti morire e che da quel giorno non hanno più un posto di lavoro. Al dolore si aggiungono le difficoltà legate alla mancata concessione della cassa integrazione guadagni da parte dell'Inps. Continueremo a dare loro voce affinché tutti i soggetti coinvolti possano trovare una soluzione immediata ed efficace per 70 famiglie che non meritano di aggiungere altro dolore a quello già vissuto. L’esplosione di una granata, il 13 settembre scorso, non ha causato solo la morte di tre lavoratori: quell’esplosione ha catapultato i dipendenti in un incubo».
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