Sabino, la Regione al ministero: «Accelerate sulla riconversione»

5 Novembre 2023

Lettera del presidente Marsilio sul disimpegno dell’azienda nella demilitarizzazione degli esplosivi Dal 13 settembre 70 lavoratori sono senza stipendio e senza il sussidio della cassa integrazione

CASALBORDINO. La situazione di grave disagio vissuta dai 70 dipendenti della Esplodenti Sabino, da due mesi senza stipendio è finita sulla scrivania del ministro della Difesa, Guido Crosetto. A sollecitare un intervento del governo è stata la Regione. Il presidente Marco Marsilio, dopo aver incontrato il sindaco di Casalbordino Filippo Marinucci, i responsabili dell'azienda e i sindacati ha inviato una lettera al ministro pregandolo di intervenire per garantire un futuro all'azienda. Marsilio ha chiesto al ministero della Difesa di intervenire per permettere alla Esplodenti Sabino il disimpegno nella demilitarizzazione delle munizioni e degli esplosivi e la riconversione del sito. «La speranza è che a Roma venga preso prima possibile in considerazione l'appello lanciato dal governatore», dice il sindaco Marinucci che sta seguendo la vicenda da vicino. «È necessario», aggiunge, «ottenere prima possibile la cassa integrazione per i 70 dipendenti e contestualmente avere la riconversione che permetterebbe loro di tornare a lavorare in serenità». Anche il senatore Etelwardo Sigismondi e l'assessore regionale Piero Quaresimale hanno garantito il proprio appoggio.
LE INDAGINIDal 13 settembre scorso, giorno dell'incidente in cui sono morti tre lavoratori, il cancello della fabbrica resta chiuso. La Esplodenti Sabino è sotto sequestro. Al vaglio degli investigatori la dinamica della tragedia costata la vita a Giulio Romano, Gianluca De Santis e Fernando Di Nella. Le indagini non saranno brevi. La vicenda è estremamente delicata e richiede il massimo impegno a livello investigativo. In supporto alle indagini arriveranno i risultati degli esami peritali eseguiti nel corso delle autopsie delle vittime.
LAVORO PER CHI RIMANEIl dolore per la perdita dei colleghi è grande, ma i lavoratori sono seriamente preoccupati anche per il loro futuro. Ad oggi non c'è ancora una data stabilita per il dissequestro degli impianti. «Stanno attraversando un momento terribile», assicura dall’amministrazione comunale di Casalbordino. I responsabili della società spingono per la riconversione. I sindacati hanno annunciato da tempo che qualora non dovesse essere riconosciuta la cassa integrazione ordinaria, chiederanno la cassa integrazione in deroga, un intervento di integrazione salariale concesso a chi non può ricorrere agli strumenti ordinari. La cassa integrazione in deroga viene concessa dalla Regione. Per questo l'interessamento di Marsilio alla vicenda è letto con speranza dai lavoratori.
INCHIESTA PRECEDENTEA contribuire ad accrescere i timori del futuro della Esplodenti Sabino c'è l'inchiesta in corso per la morte di altri tre operai Carlo Spinelli, Paolo Pepe e Nicola Colameo, avvenuta il 21 dicembre 2020. L'udienza preliminare davanti al gup Anna Rosa Capuozzo è stata aggiornata per permettere a un perito super partes, Francesco De Marzo, di rivedere la dinamica dell'esplosione. Il professionista sta analizzando i risultati delle indagini condotte all'epoca da polizia giudiziaria, Racis e Ris. Nove gli imputati accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo aggravato. Gli accertamenti in corso dovranno essere consegnati entro il 14 gennaio 2024.
IL VESCOVOA seguire con attenzione la vicenda dei lavoratori della Esplodenti Sabino è anche l’arcivescovo della diocesi Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte. In occasione delle festività patronali di San Michele a Vasto, monsignor Forte fece un appello ai politici sollecitandoli ad intervenire per fare avere ai lavoratori un lavoro sicuro. «È importante che non accadano più tragedie come quella avvenuta il 13 settembre. Il lavoro è fondamentale per la serenità delle famiglie», sottolineò Forte.
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