Sabino senza cassa integrazione Oggi la riunione con i sindacati

26 Marzo 2024

Il futuro dei 70 dipendenti rimasti per ora senza lavoro all’incontro delle Rsu dello stabilimento In discussione gli ammortizzatori sociali alla luce del piano di riconversione proposto dall’azienda 

CASALBORDINO. Quale futuro per i settanta dipendenti della Esplodenti Sabino? Quali le possibili soluzioni per superare questo difficile momento? Di questo discuteranno questa mattina le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) nel corso di una riunione convocata per affrontare le diverse questioni che da mesi angosciano i dipendenti della polveriera.
Tarda ad arrivare il dissequestro della fabbrica, ferma dal 13 settembre scorso, giorno in cui si è verificata l'esplosione costata la vita a Giulio Romano, 56 anni, di Casalbordino; Fernando Di Nella, 50, di Lanciano e Gianluca De Santis, 40, di Palata (Campobasso). Tutte le verifiche necessarie sono state eseguite.
All'inizio del mese si è tenuta in Umbria una perizia disposta dalla Procura alla quale non era prevista la presenza né dei periti degli indagati né di quelli delle vittime. Gli esiti al momento sono sconosciuti. Questa ultima verifica va a sommarsi ai due incidenti probatori eseguiti nei mesi scorsi uno nel deposito di munizioni, l’altro su macchine, computer e supporti informatici. Non sono ancora stati depositati neppure gli esiti degli esami necroscopici eseguiti sulle vittime.
Le ipotesi di reato formulate dal pm della Procura di Vasto, Silvia Di Nunzio, sono omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Gli accertamenti sono stati eseguiti dai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) e i colleghi del Nucleo operativo ecologico (Noe).
Fino a quando non saranno depositati tutti i risultati è difficile che la fabbrica possa essere riconsegnata alla proprietà. Gli uffici sono stati dissequestrati ma non i locali adibiti alle attività. Se non arriva il dissequestro da parte della Procura, non possono iniziare le operazioni di riconversione annunciate da Gianluca Salvatore, titolare dell'azienda. Il fatto ancora più drammatico è che settanta lavoratori dal primo gennaio scorso non percepiscono alcun emolumento. La cassa integrazione straordinaria è finita a dicembre e quella per la riconversione del sito produttivo per un periodo di altri sei mesi, promessa dal ministero, fino ad oggi non è arrivata.
«Dietro ognuno di queste settanta persone ci sono settanta famiglie», ha ricordato due giorni fa sul Centro Emilio di Cola, segretario Cgil. Al termine della riunione odierna, le rappresentanze sindacali unitarie di fabbrica decideranno come muoversi per sbloccare la situazione. La speranza di tutti è che subito dopo Pasqua da Roma arrivino notizie positive per tutti e settanta i lavoratori della Esplodenti Sabino. (p.c.)
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