Sabino, si punta alla riconversione passando per la cassa integrazione

Casalbordino. Il sindaco Marinucci: chiediamo aiuto per l’attivazione degli ammortizzatori sociali Dal presidente Marsilio e l’assessore Quaresimale l’impegno alla soluzione dei due problemi
CASALBORDINO. Ottenere prima possibile la cassa integrazione per i 70 dipendenti della Esplodenti Sabino e favorire la riconversione. È quanto hanno garantito ieri mattina al sindaco di Casalbordino, Filippo Marinucci, il governatore della Regione, Marco Marsilio, l'assessore al lavoro Piero Quaresimale e il senatore Etelwardo Sigismondi al termine del summit che si è tenuto a Casalbordino a porte chiuse. Presenti i dirigenti della Esplodenti Sabino, Gianluca e Sabino Salvatore, i rappresentanti sindacali e i lavoratori. Dopo l'esplosione del 13 settembre scorso costata la vita a Giulio Romano, Gianluca De Santis e Fernando Di Nella, il futuro dell’azienda è un’incognita.
Il cancello della fabbrica, dopo un mese di indagini, resta chiuso e l’azienda è sotto sequestro. «Siamo ancora sconvolti per quello che è accaduto», ha detto il sindaco Marinucci. «Attoniti di fronte a un destino avverso che ha tolto alle nostre comunità sei persone in tre anni. Per questo chiedo aiuto alle istituzioni per attivare al più presto gli ammortizzatori sociali necessari e urgenti considerando la certezza dell'interruzione obbligata dell'attività lavorativa imposta dai provvedimenti presi dall'autorità giudiziaria. La domanda presentata dalla società non è stata ancora accolta perché è necessario accertare le dinamiche dell'ultimo incidente. La Sabino è impegnata nella riconversione di una parte delle linee di produzione e posso dire con certezza che la stessa ha investito sempre e ancora di più sulla sicurezza. Ora dobbiamo trovare il modo di farci carico di chi rimane, di chi ha perso affetti e sostentamento e si trova in una situzione di disagio economico. Vanno trovate soluzioni per 70 famiglie. È arrivato il momento di valutare la situazione, verificare se e quando arriverà la cassa integrazione».
I dirigenti della Sabino hanno rimarcato il loro impegno per la sicurezza ma sottolineato anche quanto determinate lavorazioni siano pericolose. La Esplodenti Sabino è l'unica in Europa ad occuparsi di smilitarizzazione di ordigni. Attualmente le lavorazioni vengono fatte in Romania e non mancano incidenti. Per questo i responsabili della società spingono per la riconversione. Il senatore Sigismondi si è impegnato a perorare la causa a Roma. Il governatore Marsilio e l'assessore Quaresimale hanno garantito il loro impegno a cercare un modo per velocizzare sia l'ottenimento della cassa integrazione sia la riconversione. La loro presenza ha sollevato i lavoratori che stanno attraversando un bruttissimo momento. Ad oggi non c’è ancora una data stabilita per il dissequestro. Nel caso non dovesse essere riconosciuta la cassa integrazione ordinaria, i sindacati chiederanno la cassa integrazione in deroga, un intervento di integrazione salariale a sostegno di chi non può ricorrere agli strumenti ordinari. La cassa integrazione in deroga viene concessa dalla Regione. Per questo la presenza ieri a Casalbordino del Marsilio è stata importante. «Ai lavoratori è stato assicurato che si cercherà una soluzione», ripete il sindaco Marinucci, «un passaggio per loro importante».
La giustizia intanto fa il suo corso. Sulla Sabino ci sono due inchieste in corso. Una riguarda l'esplosione del 21 dicembre 2020. Il 14 gennaio 2024 il perito super partes, Francesco De Marzo, nominato dal gup Anna Rosa Capuozzo, dovrà consegnare i risultati degli accertamenti in corso sulla esplosione di tre anni fa costata la vita a Carlo Spinelli, Paolo Pepe e Nicola Colameo.
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