Sabino verso nuove produzioni Ora vuole puntare sui proiettili

30 Settembre 2023

Lo scorso 29 luglio l’azienda aveva ottenuto la licenza per riconvertire l’attività su un altro terreno Ma la tragedia con la morte di altri tre lavoratori ha bloccato l’iter: 70 dipendenti in attesa dei sussidi  

CASALBORDINO. Istituzioni e sindacati sono impegnati a garantire un futuro lavorativo ai 70 dipendenti della Esplodenti Sabino. La riconversione appare la strada migliore. Lo stabilimento, che si occupa di azioni di demilitarizzazione di munizioni ed esplosivi, è chiuso dal 13 settembre, giorno in cui hanno perso la vita tre dipendenti: Giulio Romano, Fernando Di Nella e Gianluca De Santis, per lo scoppio di una granata. L'inchiesta giudiziaria è solo all'inizio. Ci vorrà tempo per ottenere il dissequestro. La speranza è che l’Inps dia al più presto parere positivo alla cassa integrazione. Tre anni fa dopo la prima tragedia lo sblocco arrivò dopo due mesi. Questa volta è più difficile. La Regione sta portando avanti un confronto insieme con Confindustria. Non va dimenticato che nel 2020 l’istituto di previdenza aveva negato la concessione della cassa integrazione in quanto in corso di svolgimento un’inchiesta penale e solo dopo lunghe trattative la situazione si sbloccò facendo leva sul fatto che la complessa inchiesta giudiziaria richiedeva tempi di chiusura molto lunghi.
Il sindaco di Casalbordino, Filippo Marinucci, ha ricontattato le istituzioni per ottenere la copertura della cassa integrazione, ma non solo. L'impegno di Marinucci punta ad ottenere la riconversione dell'azienda e il riassorbimento dei lavoratori in un'attività più sicura. «Ho incontrato i vertici della Sabino», conferma Filippo Marinucci. «Loro stessi hanno intenzione di riconvertire le lavorazioni passando ad una linea più leggera. Hanno per questo ottenuto la licenza il 29 luglio scorso. La licenza ora è stata sospesa per via dell'inchiesta. L'auspicio è che venga presto ridata per permettere a settanta lavoratori di tornare a lavorare senza rischi». Il progetto prevede anche la delocalizzazione dell'impianto che si occuperebbe solo di proiettili. Contestualmente si spera venga riconsegnata anche la licenza per la nuova fabbrica che sorgerà nella zona industriale di Pollutri e si occuperà del riciclaggio di batterie.
I sindacati, Franco Spina (Cgil) in prima linea, stanno lavorando da un lato per ottenere la cassa integrazione e dall'altro per trovare nuova occupazione ai lavoratori della Sabino. La questione comunque è complessa e complicata, come conferma il consigliere regionale, Manuele Marcovecchio. «La Esplodenti Sabino», spiega Marcovecchio, «svolge un'attività ad alto rischio rispetto alla quale sussistono delle oggettive lacune normative in materia di tutela della sicurezza dei lavoratori. È necessario un intervento del governo per sanare il deficit legislativo, atteso che l'attività di disinnesco e bonifica degli esplosivi è di interesse nazionale. Diversamente si determinerebbe una delocalizzazione del rischio per i lavoratori, senza dare una risposta vera alla questione sicurezza. Il livello istituzionale del confronto deve essere elevato a quello governativo e non solo territoriale e regionale. È necessaria un'opera di sensibilizzazione della Regione che deve farsi carico anche di azioni di salvaguardia dei livelli occupazionali».
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