Sacerdote rapinato da un immigrato

7 Giugno 2018

Don Michele Di Lorenzo picchiato e derubato dopo aver dato alcuni euro al giovane: «Io salvo grazie a una mossa di judo»

LANCIANO. Aggredito e derubato da un immigrato sul lungomare di Fossacesia. Ha un tutore al braccio sinistro, ecchimosi ed escoriazioni sul volto, ma soprattutto tanto dolore nel cuore, don Michele Di Lorenzo, 79 anni, sacerdote responsabile della pastorale della cultura dell’arcidiocesi di Lanciano-Ortona e storico parroco dello Spirito Santo, rapinato da un immigrato martedì mattina mentre era a passeggio sul lungomare al confine tra Fossacesia e Torino di Sangro.
A PASSEGGIO. «Stavo camminando sul lungomare», racconta il sacerdote, che è stato anche insegnante, «avevo un libro in mano e dei fogli, stavo studiando gli appunti per una conferenza che dovevo tenere. Erano le 12,30, dopo il porticciolo turistico di Fossacesia, al confine con Torino di Sangro, quando un giovane immigrato è passato in sella ad una bici e mi ha detto “buongiorno”. Ho risposto al saluto e si è avvicinato per chiedermi un euro. “Uno solo?”, gli ho detto, “è troppo poco, ti dò tutti gli spiccioli che ho”. Erano 3-4 euro, ed è andato via». Almeno così credeva il sacerdote.
L’AGGRESSIONE. Il giovane di colore, che dovrebbe essere ospite di una struttura di accoglienza a Torino di Sangro, è invece tornato indietro, dopo aver poggiato la bici. «Me lo sono trovato davanti e ho capito che la faccenda diventava seria», riprende don Michelino, «non c’era nessuno in giro. Ha visto il telefono che avevo nella tasca destra e lo ha preso con la forza, ha chiesto altri soldi, minacciandomi e gli ho dato i 40 euro che avevo nel borsello, che si è portato via». Non pago l’uomo, circa 30anni, gli ha torto il braccio sinistro, lo ha strattonato e graffiato. «Mi ha immobilizzato le braccia con una forza inaudita, aveva delle tenaglie al posto delle mani», racconta il religioso, «il braccio sinistro me lo ha piegato all’indietro e chiedeva altri soldi. Aveva un’ira irrefrenabile, era una belva. Sarebbe andato avanti con le botte perché credeva avessi altri soldi. Sono però riuscito a divincolarmi, con una mossa di judo, e a correre via».
FUGA E DENUNCIA. Don Michele è un grande sportivo, sciatore, judoka, un camminatore. «Il judo mi ha salvato», riprende il direttore del “Progetto culturale” della diocesi Lanciano-Ortona, «mi ha permesso di difendermi, di divincolarmi da una presa fortissima. Poi ho corso più che potevo». Insanguinato, a causa dei graffi ricevuti anche sul volto, don Michele ha preso l’auto lasciata un paio di ore prima in un parcheggio della Marina, ha raggiunto la caserma dei carabinieri di Fossacesia e ha sporto denuncia. Poi è stato medicato al pronto soccorso dell’ospedale Renzetti: ha ecchimosi, ferite e un tutore al braccio sinistro; la prognosi è di 5 giorni. «È stato un episodio grave», conclude il sacerdote scosso, ma sempre sorridente, «contro una persona anziana, sola. Gli avevo anche già dato quello che avevo, non capisco tutta questa ferocia».
LE INDAGINI. Dalla denuncia don Michelino è stato ascoltato già due volte dai carabinieri. Questa mattina tornerà in caserma per fare un riconoscimento fotografico e capire se la persona che lo ha aggredito è veramente un ospite del centro di accoglienza di Torino di Sangro, come sembrerebbe dalle prime indagini.
IL PRECEDENTE. Il 24 maggio scorso, a Lanciano, un autista della Tua è stato aggredito, preso a calci e pugni da un 28enne della Costa d’Avorio con regolare permesso di soggiorno. Il giovane voleva andare alla stazione dei treni di via Bergamo, l’autista gli ha risposto che le corse si fermavano alla stazione vecchia e l’uomo lo ha picchiato. Le indagini sono in corso.
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