Saldi, così lo Scalo spera di rifarsi

Al Megalò la crisi si sente meno, gli altri esercenti si sfogano C’è chi boccia la partenza anticipata e chi invece la approva
CHIETI. Esercenti e commessi in affanno, alla vigilia dei saldi, per preparare al meglio i loro negozi per l’apertura della stagione degli sconti invernali, quest’anno anticipata di due giorni rispetto alla tradizionale data del 5 gennaio. In tanti sperano di potersi rifare di un’annata ancora col segno meno, qualcuno, invece, non si lamenta e si ritiene anzi soddisfatto. Tutti guardano a questo momento con grande attenzione per poterlo sfruttare al massimo. Abbiamo fatto un giro a Chieti Scalo e al centro commerciale Megalò per capire l’umore dei commercianti, tendenzialmente più nero allo Scalo dove si allunga la lista delle chiusure. Da “Bonneville” al negozio di bomboniere di viale Abruzzo, da “Cinosi” a “Zenzero” e a “Nikita”, sono diverse le saracinesche abbassate per sempre. A “Saks”, negozio di abbigliamento di via Scaraviglia, l’atmosfera è però all’insegna dell’ottimismo: «Alla fine le vendite natalizie sono andate bene», dice la commessa Manuela Faricciotti salutando due clienti speciali, Rita e Maurilio, moglie e marito che vivono vicino a Bruxelles ma preferiscono tornare a fare compere a Chieti. Pensiero positivo anche per giovanissimo proprietario di “NJ”, negozio di abbigliamento di viale Croce, Mattia D’Orazio, che nonostante «il 40% in meno fatto a causa della congiuntura economica», punta sul «giusto mix tra qualità e prezzo». Valentina Di Paolo, proprietaria del negozio di abbigliamento “Dress Up” in viale Croce, si lamenta invece dell’anticipo della data dei saldi: «Ci ha rovinato le vendite di Natale», spiega. Anche per Roberto Di Cicco, storico commerciante scalino e proprietario dell’omonimo negozio di abbigliamento in viale Abruzzo, «il periodo degli sconti dovrebbe partire più tardi, soprattutto in estate. I saldi invernali erano stati fissati per il 5, poi c’è stata una forzatura della grande distribuzione che l’ha avuta vinta anche stavolta». «Per noi l’anticipo è stato sicuramente un beneficio», confermano Francesca Fantauzzo e Barbara Sciarrelli del punto vendita “Intimissimi” a Megalò. A Megalò non tutti avvertono la crisi. «Questa è stata una buona stagione, nonostante le previsioni fosche», dice Pasquale Liccardi, del negozio di scarpe Aw Lab nel centro commerciale. Per la responsabile del punto vendita Levis, Angiola Di Febo, a Megalò si è comunque avvertita una diminuzione di presenze, «ma anche con meno acquirenti», dice, «il fatturato è rimasto uguale».
«Credo che questo centro commerciale abbia sentito la crisi meno di altre strutture», dice infine Giuliana Rossoli, del negozio d’abbigliamento Oltre, «noi comunque abbiamo lavorato per cercare di fidelizzare la nostra clientela». E se Megalò sembra reggere l’impatto della crisi, allo Scalo, invece, raccogliamo la voce di un altro esercente pronto a chiudere i battenti per sempre. «Sono 65 anni che mi dedico al commercio. Ero bimbo quando ho iniziato a vendere la verdura con la mia bancarella in piazza Malta. Ho vissuto stagione dopo stagione tutte le fasi di questo mestiere che per me non ha più segreti. Ma adesso non ce la faccio più». Lo sfogo è di Mario Rabottini, proprietario del negozio di abbigliamento “Te piace” alla Colonnetta. «Da 19 anni gestisco questo negozio», continua, «ma adesso non si può più andare avanti. Le tasse ti strozzano. L’Iva al 22% è insostenibile e la vogliono pure aumentare. I nostri governanti sempre più sprovveduti prendono decisioni e non sanno neanche quanto costa un chilo di farina. Ci costringono a gonfiare i prezzi. Ma io non ci sto a rubare per conto dello Stato».

