Salta l’intitolazione della strada «E noi non andremo a votare»

12 Maggio 2016

VASTO. Il silenzio offende. «Non meritare neppure una risposta umilia e allora perché noi adesso dovremo ascoltare le promesse elettorali di Luciano Lapenna?». La domanda arriva da 1.000 cittadini...

VASTO. Il silenzio offende. «Non meritare neppure una risposta umilia e allora perché noi adesso dovremo ascoltare le promesse elettorali di Luciano Lapenna?». La domanda arriva da 1.000 cittadini che il 15 dicembre 2014 avevano chiesto al sindaco l’intitolazione di una strada a Domenico Generoso. «Lo aveva promesso nella sua precedente campagna elettorale», spiegano i firmatari della petizione annunciano l’intenzione di disertare questa volta le urne. Un modo per rispondere con il silenzio a chi con il silenzio ti ha snobbato. «Siamo in tanti a condividere la richiesta di intitolazione a Generoso, un uomo che ha lottato e vinto una battaglia civile contro la burocrazia in difesa di chi soffre per colpa del cancro. Grazie alla sua denuncia molti malati poterono curarsi. Il sindaco non ha neppure risposto», protesta Mario Amoroso, uno dei portavoce dei 1.000 cittadini.

«Per il sindaco Lapenna non esistiamo. La nostra richiesta di ricordare un uomo che ha lottato per centinaia di malati non è stata degna neppure di un risposta. È un comportamento offensivo a cui risponderemo anche noi con il silenzio. Il silenzio delle urne», dice Silvio Di Primo. «Non si può ignorare la richiesta di 1.000 persone che aspettano dall’amministrazione comunale una risposta», aggiunge Michele Di Vito.

La richiesta di intitolazione di una strada alla memoria di Domenico Generoso risale a due anni fa. Il figlio di Domenico Generoso, Nicola, dopo aver raccolto le firme, ha protocollato la documentazione necessaria al Comune di Vasto, indirizzata al presidente della Commissione comunale per la toponomastica. I firmatari erano convinti che non ci sarebbe stato alcun problema a ricordare un uomo che è stato ribattezzato “il paladino dei malati”. Colpito da un tumore, morì il 31 dicembre del 2002 a soli 47 anni.

«Si era fatto carico delle esigenze di centinaia di malati, chiamando in causa l’assesore allla sanità dell’epoca, Arturo Stuard, invocando l’applicazione della legge regionale che prevede il rimborso ai malati oncologici per curarsi lontano da casa», ricordano Adriana D’Adamo e Lidia La Canale. (p.c.)

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