Saltano cinque espropri per i pali dell’elettrodotto

23 Settembre 2015

Casacanditella e Atessa, i titolari dei terreni non fanno entrare i tecnici Terna Manifestazione di protesta pacifica dopo gli scontri di Lanciano dell’8 luglio

CHIETI. Sono saltate le immissioni in possesso di alcuni terreni a Casacanditella e Atessa da parte di Terna. L’iter di immissione per far passare alcuni tralicci dell’elettrodotto Villanova-Gissi, almeno per la giornata di ieri, ha dovuto subire un arresto in cinque poderi del frentano per la compattezza di proprietari e manifestanti che, pacificamente, hanno fatto valere il loro rifiuto ai tecnici della società Terna. Nessun dramma e nessun parapiglia questa volta. Nell’aria si respirava un certo nervosismo dato che lo scorso 8 luglio in contrada Sant’Onofrio a Lanciano proprietari, attivisti e tecnici Terna erano arrivati allo scontro fisico. Dopo i passi avanti di Terna nella ricerca di un legale di fama come Giulia Bongiorno per la difesa delle proprie posizioni e il presidio ad oltranza davanti gli uffici della prefettura a Chieti da parte di alcuni attivisti del comitato “No Elettrodotto” si temeva che la situazione potesse ulteriormente degenerare. La tensione si fa di giorno in giorno più alta. Soprattutto perché dalle istituzioni, pur interpellate, non arrivano informazioni precise su come gestire le immissioni nei terreni, il nodo più delicato di tutto l’iter di realizzazione dell’elettrodotto dal momento che si trovano ad affrontarsi faccia a faccia le due parti di questa battaglia: da un lato gli operai e tecnici Terna che devono completare l’opera secondo un preciso cronoprogramma, dall’altro i proprietari e i residenti delle zone coinvolte che difendono le loro proprietà. Ma ieri l’impegno di tutti era quello di restare calmi. Sul posto erano comunque presenti le forze dell’ordine con una pattuglia di carabinieri. Qualche frizione si è verificata ad Atessa, in contrada Castelluccio con l’arrivo di un tecnico Terna che, platealmente, ha cominciato a riprendere la scena con un tablet soffermandosi anche sui volti di alcuni manifestanti che non gradivano di essere ripresi. Sono volate alcune invettive, parole grosse, ma il tecnico Terna non ha desistito. «Sto facendo il mio lavoro», ha detto, «devo riprendere l’immissione». Proprietari e manifestanti hanno tuttavia evitato di scendere nella provocazione.

LA GIORNATA. La mattinata è iniziata alle 11 a Casanditella nei terreni di Mirella Di Rosa. A mezzogiorno il picchetto si è spostato ad Atessa, in contrada Castelluccio da dove si domina la vallata che sovrasta la Sevel e che con lo sguardo abbraccia mare e montagna. In quella zona i piloni sono diversi. Alcuni terminati, altri solo dei monconi. È li che è iniziata la protesta della gente anni fa, è lì che si temevano gli scontri. Ma tutto è avvenuto pacificamente. I proprietari Luigi Pomilio e Vincenzo Cinalli si sono presentati ai tecnici presenti e hanno formalizzato il loro rifiuto a farli entrare nei loro possedimenti. A vigilare il tutto, una fila di trattori a guardia dei terreni e una cinquantina di manifestanti e residenti, richiamati dal passaparola.

IL PRESIDIO. Intanto a Chieti prosegue ad oltranza il presidio sotto la prefettura. «Continueremo fino a che non avremo risposte precise», dice un proprietario terriero di Sant’Onofrio arrivato da Chieti ad Atessa, «questa battaglia è troppo importante per la nostra salute e le nostre famiglie». «Si parla tanto di agricoltura», incalza Luigi Pomilio, presidente della Coldiretti di Atessa, «ma qui si distrugge tutto con queste opere». Pomilio sventola una delibera del Comune di Atessa datata 2011 in cui si legge chiaramente che “l’opera costituisce un notevole impatto ambientale sia per la potenza dell’energia vettoriata sia per la mole della struttura. Tale impatto è causa sicura di detrimento sia della godibilità del territorio che per l’insediabilità poichè il territorio di questo comune ha come propria vocazione la residenzialità e l'attività agricola”. Ancora, si specifica nel documento che “tali caratteristiche sono messe in seria difficoltà dall’inquinamento elettromagnetico e relative fasce di rispetto che rende pericolosa anche la normale attività di coltivazione”. «Non permetterò tutto questo», promette il signor Lucio.

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