Saltano tutti i riti della Settimana santa

Lanciano. Monsignor Cipollone ferma anche gli Incappucciati. Sabella (Arciconfraternita): siamo nati 412 anni fa per una epidemia
LANCIANO. Il coronavirus ferma anche i riti della la Settimana santa. Non ci saranno processioni, veglie, esposizione di statue e sepolcri, concerti e vie crucis; il decreto firmato dall’arcivescovo Emidio Cipollone è molto chiaro. Ma a Lanciano i riti della Settimana santa significano anche tradizioni secolari e sono strettamente legati all’“Arciconfraternita morte e orazione di San Filippo Neri” che, con profondo dolore, è costretta per la prima volta dopo 412 anni a rinunciare alla sua tradizione. Non ci sarà neanche la corsa e il saluto dei santi.
IL DECRETO DEL VESCOVO. Le disposizioni per le celebrazioni e i riti della Settimana santa durante l’emergenza coronavirus firmate dall’arcivescovo Cipollone indicano una settimana a porte chiuse. Si parte dalla Domenica delle Palme - domenica prossima - che sarà senza la distribuzione delle palme e la processione. Spostata la messa crismale del giovedì santo, non ci sarà alcuna lavanda dei piedi nella messa serale e veglie senza popolo. Ma è sui riti di pietà popolare l’attenzione maggiore perché sono annullate le processioni anche quella degli Incappucciati e del Cristo morto. No all’esposizione di statue e simulacri volta alla venerazione in presenza di gruppi di persone, concerti di qualunque genere, l’incontro dei Santi e «tutto quanto, nelle varie comunità, veniva normalmente organizzato durante la Settimana santa».
L’ARCICONFRATERNITA. Ma in città a fermarsi è soprattutto l’Arciconfraternita morte e orazione di San Filippo Neri che da oltre 4 secoli organizza tutti i riti legati alla passione e che tra fede e tradizione richiama migliaia di fedeli a viverla. Ed è costretta a fermarsi, come fa notare il priore Raffaele Sabella, per uno strano scherzo del destino, a causa di una epidemia, che è quella “grazie” alla quale è nata. «La confraternita è nata mentre imperversava la peste», dice Sabella, «quando un gruppo di galantuomini decise di dare degna sepoltura a quanti morivano per strada e nelle case. Non è mai accaduto dal 1608 che il sodalizio fermasse i suoi riti, né durante altre epidemie, né durante i tumulti del 1904, né nel 1943 col rischio dei bombardamenti. Per noi è un momento di dolore non poter aprire le porte della chiesa di Santa Chiara, ma bisogna pensare alla salute della gente e rispettare le disposizioni sia del vescovo e sia ministeriali. Non ci sarà nemmeno l'ingresso dei novizi; quest’anno sarebbero stati 16». Non riecheggeranno il suono della raganella né i Miserere di Ravazzoni, Masciangelo e Bellini, non ci sarà il Santo sepolcro, né la processione degli Incappucciati e del Cristo morto. Né l’incedere lento del Cireneo scalzo che trascina la croce, simbolo di quella portata da Gesù con l’aiuto di Simone di Cirene fino al Calvario.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

