Salvato dall’infarto mentre fa la fila al Cup

29 Luglio 2021

Un 70enne dell’Aquila soccorso dal cardiochirurgo Foschi. I complimenti del primario Benedetto

CHIETI. È in fila al Cup con la moglie per una prenotazione quando si sente male. Fortuna vuole che proprio in quel momento gli passi accanto il cardiochirurgo Massimiliano Foschi, a cui basta uno sguardo per cogliere un’espressione sofferente sul volto dell’uomo di 70 anni. Foschi gli si avvicina per sincerarsi delle sue condizioni.
Il 70enne, residente nell’Aquilano, minimizza, teme di essere trattenuto in ospedale, ma poi ammette di avere dolore al petto e dice di aver subìto un’angioplastica qualche anno prima. Tanto è bastato al cardiochirurgo per valutare la gravità della situazione e far scattare il codice rosso: in un momento, allertati i colleghi dell’Emodinamica, diretta da Nicola Maddestra, e l'anestesista Luigi Ferrante, l’uomo è stato portato in reparto per una coronarografia urgente, che ha evidenziato un infarto anteriore massivo in atto. Dall’esame, infatti, è emerso un restringimento dello stent impiantato in precedenza, che aveva determinato una gravissima sofferenza del muscolo cardiaco.
Il danno era a carico dell’arteria coronaria interventricolare anteriore, di fondamentale importanza perché provvede all’irrorazione del ventricolo sinistro. Attraverso una nuova angioplastica è stato quindi nuovamente dilatato lo stent, che ha permesso di ripristinare l’irrorazione e la normale attività cardiaca. L’uomo ora sta bene ed è salvo grazie al provvidenziale incontro con il cardiochirurgo.
«Sono passato casualmente per il Cup perché cercavo un distributore di bevande per prendere qualche bottiglia d’acqua», racconta Foschi, «è il caso di dire che la mia sete ha in qualche modo salvato quell’uomo». Parole di sincero apprezzamento sono arrivate dal nuovo responsabile della Cardiochirurgia Umberto Benedetto: «Non è per pura fatalità se questa storia è a lieto fine», dice il primario, «perché la componente umana è fondamentale: si accorge della sofferenza dell’altro solo chi ha occhi per vedere. Mi rende perciò orgoglioso avere accanto colleghi che oltre alla professionalità sanno mettere in campo la capacità di guardarsi intorno cogliendo gli affanni altrui. Bravo è il medico che sa mettere insieme sensibilità e capacità professionali». (a.i.)
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