«Salverò quell’impianto»

Barbetta chiede al sindaco di affidargli la struttura sportiva di San Martino
CHIETI. Credeva di aver vinto la battaglia più difficile della sua vita nel 2009 quando, dopo un intervento chirurgico, finì in coma. Ma si sbagliava. Alesandro Barbetta, 37 anni, ex arbitro, ex precario della Provincia, ora è un geometra disoccupato da 6 anni e da due sta tentando di rimettersi in carreggiata rilevando la gestione degli impianti sportivi di San Martino allo Scalo. Una delle tante proprietà del Comune andate in malora. Settemila metri quadrati sui quali, un tempo, sorgeva un prestigioso plesso sportivo frequentato da giovani e anziani del Colle e dello Scalo. Poi il lento declino che ha toccato il fondo nel 2007 quando il Comune annullò il contratto di gestione al privato a cui la struttura era stata affidata. Anno in cui le incursioni dei vandali si fecero più furiose. Porte e finestre depredate come gli impianti elettrici ed idraulici. Sporcizia ovunque e, ultimamente, anche luogo eletto a discarica abusiva dove una settimana fa sono stati rinvenuti da Filippo Di Giovanni, il candidato sindaco del Pd, una montagna di contatori dell’acqua, alcuni nuovi, altri vecchi, ma tutti rubati all’Aca. «Il mio obiettivo» spiega Alessandro Barbetta «è quello di recuperare un luogo dove ho passato la mia infanzia. La struttura sportiva può essere rimessa in piedi e anche ampliata con un servizio di ristorazione». Un progetto ambizioso, ma il Comune sembra sordo alle richieste del giovane che, dal 2009, dopo i gravi problemi di salute, non è riuscito più a trovare un’occupazione dignitosamente remunerativa. «Il Comune preferisce lasciare l’impianto in balia dei vandali e dell’incuria nonostante nel 2013 abbia presentato una richiesta di affidamento della concessione per la gestione e manutenzione degli impianti di San Martino. Riqualificazione» sottolinea «a mio carico e quindi senza spese per l’amministrazione». ma la proposta del giovane, ufficializzata nel 2013, è rimasta lettera morta. «Un anno fa il Comune aveva deciso di fare un bando di gara per l’assegnazione della gestione, ma i tempi sono slittati» rimarca Barbetta «io sono disposto ad accollarmi le spese e a far rinascere, insieme a mio fratello Andrea, un luogo prestigioso, realizzato 20 anni fa e composto da due edifici ad uso servizi, che potrebbero essere trasformati in punti ristoro, due campi di calcetto e uno di bocce. Ma il Comune preferisce che resti tutto così. Ho lottato tanto per salvarmi dalla malattia e per rimettermi in piedi. Ma mi rendo conto che per me la battaglia per ottenere un lavoro è ancora più dura e non so se riuscirò a vincerla».

