Sam e Cbi, altri 56 posti a rischio

25 Luglio 2019

Vanno avanti le trattative per evitare le chiusure delle ditte di San Salvo e Gissi

SAN SALVO. Anche l’indotto è in crisi: 56 posti a rischio fra Sam e Cbi. Il 6 luglio scorso, alla Sam di San Salvo, i dipendenti hanno ricevuto la comunicazione dell’avvio della procedura di licenziamento collettivo. Entro 45 giorni occorre trovare una soluzione alternativa e magari nuovi acquirenti. Quest’ultima ipotesi al momento pare la via della salvezza per l’azienda metalmeccanica che ha sempre lavorato solo per la Denso. A spingere la Sam a chiudere non è certo la mancanza di ordinativi, ma una situazione debitoria ormai insostenibile. Fabrizio Citriniti, che ha la procura dalla Sam, ha ribadito che le motivazioni della chiusura sono da ricondurre a una gravissima e irreversibile crisi economico-finanziaria determinata da un rapporto commerciale sbilanciato con l’unico cliente, la Denso. L’azienda, si trova oggi ad avere un indebitamento sproporzionato rispetto al fatturato e ai ricavi. Anche il sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca, è in cerca soluzioni. Pare ci siano imprenditori interessati all’acquisto. Il 30 luglio è in programma un nuovo incontro per fare il punto della situazione. La vertenza Sam è totalmente anomala. Lo stabilimento anche adesso lavora a ciclo continuo e non ha crisi di commesse.
Diversa è la situazione alla Cbi di Gissi. In questo caso a mancare sono gli ordinativi. I costi di gestione sono elevati. I responsabili della fabbrica che produce ventilatori industriali hanno avuto un incontro con l’assessore regionale allo sviluppo economico Mauro Febbo. Al tavolo hanno partecipato Dario Melò, direttore generale della Cbi, Francesco Sormani, componente del consiglio di amministrazione Cbi, Luigi Sabatini, consulente aziendale, e il sindaco di Gissi Agostino Chieffo. I rappresentanti della Cbi stanno valutando azioni concrete per ridurre i costi di gestione. (p.c.)