San Camillo, chiude il blocco operatorio

31 Marzo 2015

Ospedale di Atessa: sconcerto tra operatori sanitari ed esponenti politici per la decisione della direzione sanitaria Asl

ATESSA. Avevano promesso di no e invece chiude il blocco operatorio dell’ospedale di Atessa. La notizia è trapelata dall’ambiente della direzione sanitaria della Asl. Sconcerto tra i medici e gli infermieri del San Camillo. A questo punto la trasformazione dell’ospedale atessano in “Casa di riposo” è già in atto. A chiudere saranno i reparti di Chirurgia, Ortopedia e i medici, compresi gli anestesisti, e gli infermieri saranno trasferiti in blocco al Renzetti di Lanciano. Ad Atessa resterebbero Medicina, Lungodegenza, Riabilitazione, Pronto soccorso, Radiologia e Analisi. Chi rimane si chiede se sia possibile mantenere Pronto soccorso, reparto di Radiologia con mezzi di contrasto, o un’urgenza in Medicina senza anestesisti

. I tam tam sulla chiusura del blocco operatorio ad Atessa già si erano sentiti ai primi di febbraio. Fu lo stesso sindaco Nicola Cicchitti a lanciare l’allarme. Oggi dice: «Sono deluso dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che non ha mantenuto l'impegno assunto il 25 febbraio alla presenza di sanitari dell’ospedale per un incontro da convocare con il direttore generale Asl, Francesco Zavattaro. Oggi i risultati sono quelli da me annunziati nel mese di febbraio. D’Alfonso fa ancora in tempo a intervenire per impedire una scelta che non trova nessun riscontro nella realtà».

Da febbraio ci sono stati consigli comunali e incontri con il presidente, ai quali non hanno partecipato né l’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci (Pd) né la dirigenza della Asl. «La chiusura del blocco operatorio», afferma Giulio Borrelli, capogruppo consiliare di Movimento Atessa Unita (Mau) e coordinatore politico di Abruzzo Civico, «è inaccettabile e irricevibile nel metodo e nel merito. Chiediamo la revoca immediata del provvedimento della Asl. La decisione non mette mano ai veri punti critici della sanità abruzzese: due università, due Cardiochirurgie e due policlinici in dieci chilometri di distanza, cioè a Chieti e a Pescara. Qui è il vero buco nero del dissesto finanziario abruzzese». «Non più di un mese fa, si era convenuto, da parte del presidente D’Alfonso», afferma Mario Olivieri, consigliere regionale di Abruzzo Civico, «di dare mandato a un gruppo di lavoro affinché formulasse una proposta di organizzazione dell’attività chirurgica presso l’ospedale di Atessa, sia in ricovero che in week-surgery. Delle due l’una: o la Asl non ha recepito la sollecitazione del presidente D’Alfonso, nonché commissario per la sanità, o ha deliberatamente deciso di penalizzare una struttura che, secondo il progetto che si era delineato in quella circostanza, si apprestava a diventare un punto di riferimento per l’area frentana, in ambito chirurgico. Ciò che appare dal verbale del Collegio di direzione Asl è fuori da ogni logica programmatoria e frutto di decisioni estemporanee e penalizzanti per la sanità del territorio atessano e ortonese».

Matteo Del Nobile

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