San Domenico e il lupo Oggi a Pretoro si rinnova il miracolo

7 Maggio 2017

Il racconto del regista Viani sulla sacra rappresentazione «Eccidi e violenze di oggi? Bisogna ascoltare i poeti»

Sulla sacra rappresentazione del miracolo di San Domenico e il lupo, in programma oggi alle 12,15 a Pretoro, dal regista Dino Viani riceviamo e pubblichiamo.

“Da lu vallone fine a Monte Amare facete arendunà lu spare, accuscì tutte lu monne le sende. Ogge le Preturise sta cundende”. Appena il lupo, redento da San Domenico, riconsegna il bambino ai poveri genitori, un brivido, seguito da un applauso liberatorio, attraversa le migliaia di persone assiepate nell’anfiteatro naturale di Pretoro, accorse per assistere al miracolo del santo che libera il paese dalla paura. A seguire, in segno di giubilo, nell’intera vallata faranno eco i botti degli spari e il suono delle campane a festa che sanciranno la fine della rappresentazione de “Lu Lope” di cui Raffaele Fraticelli è autore e regista da più di cinquant'anni. Lo stesso autore al quale qualche mese fa l’amministrazione comunale, unitamente all’intera cittadinanza, ha voluto conferirgli la cittadinanza onoraria, per aver dato lustro con la sua opera all'intera comunità magellense, portando “Lu Lope” anche fuori dai confini nazionali in omaggio ai pretoresi residenti in Canada.
Prima dell’opera di Fraticelli la messa in scena era in forma mimica e senza testo. I figuranti raccontavano la vicenda del rapimento del bambino da parte del lupo solo con i gesti. Negli anni Sessanta, grazie all’intuizione del poeta teatino, tutto cambia con l’introduzione della narrazione orale eseguita dalla voce del poeta. Come ogni anno, il giorno prima della festa di San Domenico, Raffaele Fraticelli, si reca a Pretoro per fare i sopralluoghi e le prove dello spettacolo. E con lui arriva la favola e il paese si trasforma in un luogo magico. E’ per lui un modo per rivivere gli anni passati, ricordare le persone che non ci sono più e che lo hanno accompagnato nel suo lavoro. Quando arriva in paese viene coccolato e riverito come una divinità antica. Tutti gli sono riconoscenti per quello che ha fatto, per l’onore che ha dato al paese. Lui, la voce della gente semplice, della provvidenza, della bellezza, abbraccia e saluta tutti come fossero famigliari. A Silvino Filoso, che reciterà nel ruolo del marito, impartisce le indicazioni di regia, i movimenti, soprattutto lo raccomanda scherzosamente di non alzare troppo il gomito prima di andare in scena per non correre il rischio di dimenticare la parte. A Vincenzo Di Felice, che impersonerà la moglie come vuole la tradizione dell’epoca che non consentiva alle donne di recitare, ricorda di stare attento nelle movenze e nel portamento femminile. Luca Pellegrini, avrà il compito più ingrato, nascosto dentro una pelliccia, sarà il lupo che terrà tutti con il fiato sospeso quando con la bocca afferrerà il bambino in fasce portandolo con sé nella boscaglia.
Ma quanti lupi umani esistono nel mondo che, in ossequio a un Dio che non ha chiesto loro nulla in cambio, portano morte e terrore togliendo il sonno ai bambini facendoli saltare in aria come birilli? E se in questi luoghi martoriati ci fossero i santi della povera gente, quelli ai quali ci si può rivolgere quando non si ha più nulla a cui aggrapparsi come fossero persone care, famigliari, per alleviare la vita di tanti dal dolore, dalla fame, dalla paura delle notti infinite segnate dalle luci dei missili e non delle stelle? Se in tutti questi posti si ascoltasse la voce dei poeti, gli unici in grado di dare forma ai nostri sogni, alle nostre speranze? Quando un giorno Lorenzo Giamberardino, che quest’anno sarà il bambino, guarderà le immagini della rappresentazione al quale ha partecipato, comprenderà che il lupo è un animale che non mette paura. Anche perché, se dovesse perdere la testa, dietro l’angolo c'è sempre San Domenico...
Dino Viani