San Francesco, il caso in Regione Chieste altre forme di assistenza

3 Dicembre 2021

La Commissione riunita da Smargiassi (M5S): «Ma non c’è un budget extra da utilizzare per i servizi» Paolucci (Pd): «La salvaguardia dei 300 posti di lavoro? La giunta Marsilio in 3 anni è rimasta ferma»

VASTO. Vertenza San Francesco: la questione naviga ancora in acque minacciose. Se la Regione e la Asl non faranno confluire nuove tipologie assistenziali nella struttura, non sarà possibile sostenere gli attuali livelli occupazionali.
A sostenerlo ieri nel corso di una riunione della commissione di vigilanza della Regione presieduta dal consigliere regionale Pietro Smargiassi (M5S), è stata la proprietà della Fondazione Padre Alberto Mileno. La Fondazione ha parlato di un esubero di personale che raggiunge il 50%. La crisi coinvolge quasi 300 dipendenti tra operai e personale. Il ricorso alla Fis (Fondo d’integrazione salariale), parrebbe giustificato non solo dal Covid ma anche dal fatto che la struttura non beneficia più dei pazienti che arrivano da fuori regioni e in particolare da Puglia e Molise.
Al capezzale del San Francesco ieri si sono riunti l’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, e le rappresentanze sindacali Cgil-Fp, Cisl-Fp, Uil-Fp e le rsa. «I sindacati», spiega Smnargiassi, «dopo aver ricordato che i dipendenti vengono da un periodo di ammortizzatori sociali hanno lamentato la scarsa programmazione regionale per le strutture private. La proprietà della Fondazione ha invece messo in evidenza l’esiguità del budget messo a disposizione. La Asl ha dichiarato la massima disponibilità a proseguire nel confronto e l’assessore Verì ha assicurato che la giunta regionale ha già deliberato sia per procedere alla riconversione sia per eventuali aumenti di prestazioni. A fronte di queste due delibere non è però riscontrabile, ad oggi, un extra budget in grado di sostenere gli impegni assunti».
Sulla vicenda che tiene centinaia di famiglie con il fiato sospeso è intervenuto anche il consigliere regionale Silvio Paolucci (Pd). «Per evitare i licenziamenti», ha detto Paolucci, «e restituire un futuro alla struttura, bisogna lavorare a reinternalizzare le prestazioni. La Regione nulla ha fatto pur avendone tutti i poteri (visto che oggi la sanità abruzzese non è più commissariata) per elaborare nuovi fabbisogni che avrebbero potuto dare una risposta anche al San Francesco. Speravamo in azioni possibili e prospettive concrete tese a salvaguardare i lavoratori e le prestazioni, ma così non è. L' assessore si è impegnata a valutare la richiesta di diversificazione, quindi un’ipotesi di riconversione aziendale, ma nulla ha detto in termini di valorizzazione economica dell'eventuale valutazione di questa riconversione, quindi si tratta di un’ipotesi ancora tutta da costruire e non di una soluzione. Parliamo di un’operazione che richiede in primis lavoro e circa 4-5 milioni di euro perché diventi realtà. La domanda è perché in tre anni non vi sono stati atti di programmazione per evitare problemi come questo?».
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