San Giustino senza festa Negozi chiusi e messa in tv

Stop agli uffici pubblici, nei locali consentiti asporto e consegne a domicilio Alla celebrazione in cattedrale (su Rete8) ammessi solo Forte e il parroco
CHIETI. È il giorno di San Giustino ma niente festa per il patrono di Chieti. Da oltre 600 anni la città è legata al santo eremita ma l’emergenza coronavirus blocca i festeggiamenti: ieri niente Palio de lu Ricchiappe e oggi niente sfilata della banda, concerto e processione. L’unico appuntamento è la messa delle 10.30 celebrata a porte chiuse dall’arcivescovo Bruno Forte e dal parroco della cattedrale, don Nerio Di Sipio: «Carissimi», dice l’arcivescovo in una lettera indirizzata ai teatini pubblicata sul sito internet della diocesi, «a causa delle limitazioni dovute alla pandemia in corso non sarà possibile quest’anno ritrovarci a Chieti per l’incontro sacerdotale di maggio e la celebrazione in cattedrale della festa del santo patrono». La messa è trasmessa in diretta sul canale 11 di Rete8 «così da consentire a chi voglia di unirsi nella preghiera e nell’affidamento al santo patrono di Chieti e dell’arcidiocesi». Insieme a Forte e Di Sipio, possono partecipare soltanto i Canonici del Capitolo «nel rispetto delle regole di distanziamento e di precauzione richieste».
Nella lettera, Forte tratteggia la figura del patrono: «Per antica tradizione San Giustino è ritenuto il primo evangelizzatore della nostra Chiesa diocesana, venerato come protettore del nostro popolo. Una documentazione storica rigorosa sulla sua vita non esiste, anche se molto si trova in racconti devozionali scritti tra i secoli XV-XVI, secondo i quali, nativo della città di Teate (nome latino di Chieti), Giustino già molto giovane aveva cercato la solitudine con Dio in un eremo sui monti della Maiella». In un periodo storico segnato dalle contrapposizioni religiose anche in città, racconta Forte, «non si individuò persona più autorevole e credibile che il silenzioso eremita della Maiella: Giustino avrebbe potuto testimoniare a tutti la verità e così non solo farsi arbitro imparziale nella contesa, ma anche e soprattutto guidare il popolo su sentieri di giustizia e di pace. Fu così che – scoperto il luogo nascosto sui monti dove l’eremita viveva – una delegazione di “cives teatini” si recò a supplicarlo di accettare il servizio episcopale per amore del suo popolo, sì da giungere alla pace civile e religiosa. Giustino visse l’ora più difficile della sua vita». Alla fine accettò: «Fu così», ricorda l’arcivescovo, «che Giustino divenne vescovo della Chiesa di Teate, pastore umile e forte, dolce e caritatevole con tutti, fermo nella dottrina e coraggioso nel testimoniarla. Davanti alla sua autorità morale le fragili argomentazioni degli eretici dovettero dileguarsi: in poco tempo la città trovò la pace e conobbe un tempo di serenità e prosperità, benedette da Dio».
Oggi sono chiusi gli uffici pubblici. Negozi con le serrande ancora abbassate; per bar e ristoranti sono consentiti asporto e consegne a domicilio.

