San Marco, futuro incerto Niente asta e l’affitto scade

Tensione negli stabilimenti che producono per i settori automotive e militare La vendita non è stata fissata dal tribunale. Liti su ferie e cassa integrazione
LANCIANO. Un futuro nero, denso di preoccupazione e rabbia. È quello a cui si stanno affacciando oltre 200 lavoratori della San Marco, storica azienda del frentano con sedi a Lanciano e ad Atessa che, ancora una volta, si trova a fronteggiare un punto critico della sua storia aziendale. L’azienda che realizza lavorazioni destinate al settore automotive e militare, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Lanciano nel 2012. Dopo il fallimento era stata ceduta al gruppo Stola, che possiede un altro stabilimento produttivo - la Irma - in Val di Sangro, ma da due anni, da quando la sua gestione è stata affidata ad un curatore fallimentare, è in attesa di essere venduta all’asta. Anni in cui, seppur nel pieno della crisi economica, la San Marco ha lavorato. E si lavora anche in questo periodo grazie agli ordinativi della Sevel. Ma la situazione, oltre che ancora drammatica, è soprattutto anomala. L’asta che doveva sancire il passaggio definitivo dalla curatela fallimentare a un nuovo proprietario (tra cui avrebbe diritto di prelazione lo stesso gruppo Stola) non è ancora stata programmata. Il tribunale chiude per ferie tra qualche giorno per poi riaprire a settembre ed è impensabile che una trattativa rimandata finora da mesi possa essere formalizzata in poche ore.
Gli operai non sanno quindi cosa li attenderà al loro rientro, se una fabbrica ancora in procinto di fare il grande salto verso la salvezza, una nuova gestione o, peggio ancora, lo smantellamento. Il contratto di affitto tra la San Marco veicoli e la San Marco spa scade il 31 ottobre, così come l’ammortizzatore sociale della solidarietà. Poi non c’è nulla ancora di pianificato. E negli stabilimenti, soprattutto quello di Lanciano, la tensione è altissima. Gli operai in alcuni casi sono arrivati quasi allo scontro fisico. Questo perché, inspiegabilmente, solo 129 di loro, su 204, usufruiscono di un contratto di solidarietà. Una situazione che sta esacerbando le spaccature interne.
C’è tensione anche tra i sindacati per scelte, come quella dei contratti di solidarietà in un momento in cui il lavoro ci sarebbe, sono condivise da tutti e dagli stessi dipendenti. Anche sulle ferie si registrano incomprensioni. Una parte vorrebbe sottoscrivere un accordo per quattro settimane, ma una larga maggioranza vorrebbe che il riposo si limitasse a due-tre settimane dato che la Sevel si ferma anch’essa per meno giorni rispetto al previsto.
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