San Martino, via ai lavori della nuova parrocchia

21 Novembre 2015

L’opera affidata ai fratelli Mammarella di Vacri costa 2,6 milioni, due concessi dalla Cei con l’8 per mille, il resto dei contributi dovrà essere erogato dalla comuinità del paese

CHIETI. Dopo vent’anni dalla prima iedea del parroco Domenico Saraceni, San Martino di Chieti Scalo avrà una nuova chiesa che porterà naturalmente il nome della frazione. Il complesso parrocchiale, dedicato al Martino di Tours, quando soldato francese donò il proprio mantello, era novembre, a un medicante nudo che soffriva il freddo, si incentra sul concetto di Temenos, dal greco tempio che nella forma verbale (temno) significa tagliare, recintare. Martino che taglia con la spada il suo mantello, la chiesa che vuole essere recinto che accoglie.

L’idea del compianto don Saraceni, morto nel 2010, incominciò a prendere forma negli anni ’90. Prima venne individuato il terreno, tra Strada San Martino e via Borrelli, poi l’area venne acquistata con il contributo della popolazione per 700milioni di vecchie lire, poi si preparò un progetto che però non ebbe seguito. Alla morte di don Saraceni, subentrò nella parrocchia Sabatino Fioriti. Il nuovo progetto, affidato all’ingegner Cristinziano Scutti e agli architetti Valentina Angelozzi, Annalisa Di Luzio e Giuseppe Fortunanto, viene consegnato nel 2013, quello di massima approvato dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) nel 2014, quello esecutivo nel febbraio scorso, mentre è di settembre il decreto firmato dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco con il quale si assegna all’Ordinario diocesano di Chieti-Vasto l’attuazione della chiesa. Il contributo della Cei nella misura del 75 per cento è di 1 milione e 999mila euro, fondi provenienti dall’8 per mille. L’opera, che sarà realizzata in tre anni, costa 3 milioni di euro e la realizzazione è stata appaltata alla impresa Ies dei Fratelli Mammarella di Vacri. La società, scelta dal parroco in sintonia con la diocesi, ha effettuato un ribasso fino a 2,6 milioni di euro. Sarà necessario dunque che il resto della somma che serve per realizzare l’opera dovrà essere integrato con i contributi della comunità parrocchiale.

«La chiesa», spiega l’ingegner Scutti, «si compone di un campanile di 21 metri che svetta rispetto a tutti gli altri edifici, intorno a questo si organizzano il ministero pastorale, il sagrato, la chiesa. Dal campanile quattro travi in acciaio, lunghe 30 metri entrano nell’aula liturgica e creano un taglio longitudinale sulla copertura attraverso il quale entrerà la luce nella chiesa. Solo la chiesa si estende per 610 mq con 250 posti a sedere. Poi ci sono la casa parrocchiale che insieme alla foresteria vanta un’area di 230metri quadrati, la sala del catechismo e il salone». I progettisti con un gioco di incastri si sono soffermati sul concetto della chiesa che abbraccia i propri fedeli. Particolare importanza avrà il sagrato che con la sua forma protetta ma anche aperta è il primo punto in cui viene accolta la comunità cristiana.

Tutta l’architettura della chiesa gira intorno all’elemento del mantello, cominciando dai filamenti (le travi) della trama tagliata del mantello (la copertura) convergono fino all’altare fino a diventare sostegno della croce. Ma anche le componenti artistiche hanno come simbolo principale il mantello cominciando con l’ambone, fino alla croce dall’altare e alla custodia eucaristica. Tutte creazioni fatte da patre Luigi Rozzano.

Della vecchia chiesa, in segno di continuità, si conservano le statue di San Martino e della Madonna che saranno sistemate al lato sinistro della chiesa.

Ora non resta che iniziare con i lavori e soprattutto ottenere il resto dei fondi che serviranno a completarla. «Non ho dubbi», dice don Sabatino Fioriti, «che la popolazione della parrocchia, si rimetterà in gioco in tutte le forme possibili , immaginabili, come fece quando si trattò di acquistare il terreno nella speranza che questo sognodiventi realtà».