San Pio, chiesta la riapertura degli ambulatori

Il sindaco Menna: la Asl riattivi le visite specialistiche. Frittelli (Usb): tanti disagi per l’utenza
VASTO. «Se la montagna non va a Maometto, sarà Maometto ad andare alla montagna. Se l’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì, continuerà a disertare l’invito di questa amministrazione comunale, andremo noi a Pescara». Il sindaco Francesco Menna non nasconde di essere stanco di aspettare e, soprattutto, dispiaciuto dalle ultime notizie che arrivano dal San Pio e non solo. Con il Covid-19 la situazione assistenziale è peggiorata. La Asl Lanciano-Vasto-Chieti, nonostante il decreto regionale del 5 maggio scorso, non ha ancora riattivato l’attività ambulatoriale istituzionale, le visite specialistiche e le diverse prestazioni ambulatoriali. In più in una lettera al responsabile del pronto soccorso e finita sul tavolo del sindaco, la dirigenza sanitaria invita i medici a trasferire i pazienti che si presentano al pronto soccorso, in altri presidi. «Credo che questo sia un fatto gravissimo», insiste Menna. «Quello che più inquieta è il silenzio. Sembra quasi che ormai non ci sia più scelta. Non è così, l’ospedale di Vasto non si tocca. Sono pronto ad unirmi alla protesta di cittadini e comitati».
Mario Frittelli, responsabile regionale del sindacato Usb, in una nota stigmatizza quello che accade negli ambulatori. «La mancanza dell’attività ambulatoriale», scrive Frittelli, «comporta infiniti disagi per l’utenza costretta a ricorrere ad ambulatori privati con un aggravio economico notevole che in tempi come quelli attuali incide enormemente sulla vita delle persone fragili. I medici di famiglia si occupano delle richieste urgenti ma all’utenza non basta. C’è una richiesta massiccia di interventi al pronto soccorso di prestazioni che dovrebbero essere evase altrove. Il risultato è che il pronto soccorso va in affanno. Pare certo», prosegue Mario Frittelli, «che bisognerà convivere con il Covid-19. Quindi vanno prese le opportune decisioni. Così come sono organizzate le strutture private, anche la Asl dovrebbe provvedere rapidamente a organizzare e riaprire al pubblico le attività ambulatoriali e diagnostiche, rispondendo alle legittime aspettative dell’utenza in modo sicuro e coinvolgendo il personale medico e del comparto per evitare ulteriori perdite economiche». (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

