Sangro, pesca abusiva di anguille Maxi multe a due bracconieri

23 Aprile 2018

TORINO DI SANGRO. A poco meno di una settimana dal recupero nel Sangro di una rete sommersa, gli agenti ittici ambientali dell’Arci pesca-Fisa hanno sventato un nuovo episodio di bracconaggio lungo...

TORINO DI SANGRO. A poco meno di una settimana dal recupero nel Sangro di una rete sommersa, gli agenti ittici ambientali dell’Arci pesca-Fisa hanno sventato un nuovo episodio di bracconaggio lungo il corso d’acqua. Sabato pomeriggio gli agenti del comitato provinciale di Chieti, mentre effettuavano servizi di vigilanza nel territorio di Torino di Sangro, non lontano dal ponte della Statale 16, hanno sorpreso due pescatori abusivi campani impegnati a catturare anguille. Com’è noto, la specie è da tempo protetta. La pesca di anguille - come spiegato dal calendario ittico regionale - è vietata dalla legge regionale 50/1993. Il provvedimento si è reso necessario per evitare l’estinzione della specie. I bracconieri sono stati multati con sanzioni di 3.200 euro a testa. Tutto quello che avevano pescato è stato sequestrato e così pure gli strumenti da pesca: le mazzacchere, ombrelli rovesciati (meglio di quelli robusti, da campagna), in cui la tela è stata rimossa e sostituita da una rete a maglie strette. I pescatori di frodo usano un bastone di bambù (ma può essere anche un banalissimo manico di scopa) alla cui estremità legano il manico dell’ombrello. Poi avvolgono un mucchietto di vermi: è un’esca irresistibile. Immergono l’ombrello e, senza far ricorso ad ami, attendono che l’anguilla serri le fauci intorno al boccone. Il pescato di sabato ancora vivo è stato rigettato nel fiume.
«In Abruzzo», spiega in una nota l’Arci pesca-Fisa, «la pesca alle anguille è vietata da diversi anni, a causa della quasi estinzione degli animali nei nostri fiumi. Il problema è dovuto all’inquinamento e al peggioramento dello stato delle acque». È bene ricordare che i divieti devono essere osservati sia dai pescatori professionisti che dilettanti. (p.c.)
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