Sangue donato, Chieti apre agli islamici

Raduno al teatro dell’Avis regionale: in città 2mila iscritti. Il presidente Di Sante spiega l’accordo con i musulmani
CHIETI. Prima in classifica sul territorio regionale con oltre il 15 per cento delle donazioni complessive di tutto l’Abruzzo. Chieti si attesta capoluogo della solidarietà, quella concreta, che dona il sangue per salvare vite umane. Una bella realtà scaturita dall’assemblea regionale dell’Avis che, ieri mattina, ha riempito il teatro Marrucino di donatori. Un clima festoso, ma non vittorioso quello che ha caratterizzato la seduta di ieri durante la quale, oltre alla presentazione dei bilanci, sono stati designati i delegati che andranno a rappresentare l’Abruzzo nell’assemblea nazionale in programma a maggio nella città di Palermo. «Non parliamo di vittoria» dice Giuseppe Di Meo, responsabile Avis della città «abbiamo circa 2mila iscritti e 3mila donatori, ma dobbiamo lavorare tutti di più per fare in modo che questo numero cresca. Reclutando soprattutto giovani ai quali consegnare il testimone». «Attualmente dei 3mila donatori» spiega il presidente provinciale dell’Avis Tullio Parlante «solo il 10 per cento è rappresentato dalle nuove leve. Il dovere dei «senior» è dunque quello di trovare la chiave giusta per entrare nel mondo dei giovani ed educarli a capire che la solidarietà è un dovere morale. Donare sangue fa bene a tutti: a chi lo riceve e a chi lo offre». Silvia Spinelli, 24 anni, calabrese, ma studentessa a Chieti, è la più giovane iscritta e donatrice dell’Avis teatina. «È importante educare le nuove generazioni a questo importante gesto, la donazione non è solo un dovere morale, ma un atto di responsabilità nei propri confronti che consente di fare anche prevenzione sanitaria». Chi mette a disposizione del prossimo la propria linfa vitale deve pesare da 50 chili in su e, ovviamente deve essere maggiorenne e in ottima salute. «I donatori» riprende Parlante «vengono sottoposti, prima del prelievo, a un gran numero di test per scongiurare malattie trasmissibili. In questo modo tengono sotto controllo la propria salute, ma si può donare solo fino a 65 anni ecco perché è necessario trovare persone giovani che vadano a sostituire le «vecchie guardie».
«Il 2014» spiega il presidente regionale dell’Associazione volontari italiani sangue, Giulio Di Sante, «è stato incentrato proprio sulla diffusione del concetto di donazione, soprattutto tra i giovani. Chieti è la prima donatrice di sangue in Abruzzo e se non fosse per la grande richiesta di sacche che arriva al policlinico, struttura d’eccellenza che importa un gran numero di pazienti provenienti da altre regioni, potrebbe anche essere autosufficiente sul fronte donazioni». Problema che si amplifica in altre province dove la schiera dei volontari è più esigua. E così, in collaborazione con l’assessorato regionale alla Sanità e la Federfarma, l’Avis ha stretto un patto con la comunità islamica abruzzese attraverso il quale entrambe le parti si impegnano a diffondere il valore della donazione tra i cittadini extracomunitari presenti sul territorio. «In questa operazione» rivela Di Sante «ci ha aiutato in modo concreto Federfarma che ha ha consentito la stampa, in 20mila copie, di un opuscolo dove spirito e regole della donazione sono state tradotte in ben 10 lingue». L’iniziativa cartacea, a breve, verrà distribuita in circa cinquecento farmacie abruzzesi col motto: donare sangue è un gesto universale.

