Sanità, scontro sui servizi a Guardiagrele

L’ex sindaco Dal Pozzo protesta: «Dopo l’apertura del centro vaccinale, la città non ha avuto più nulla»
GUARDIAGRELE . «Quello che è accaduto la scorsa settimana e che abbiamo prontamente denunciato è gravissimo». Lo dice il consigliere comunale ed ex sindaco Simone Dal Pozzo, che torna a parlare della sanità guardiese e di quella dell’intera provincia. «La decisione di chiudere e poi riaprire in sette giorni la clinica geriatrica di Chieti è indice di una disarmante improvvisazione che lascia vaste aree della nostra provincia in balia della sorte. Stiamo segnalando da sempre», continua Dal Pozzo, «la mancata attuazione di scelte che siano effettivamente risolutive, come dimostra, la vicenda dell’ormai ex pronto soccorso di Guardiagrele. La Regione», ricorda Dal Pozzo, «aveva preso impegni formali davanti ai cittadini in una assemblea dello scorso dicembre, eppure ogni settimana si ripropone lo stesso problema: come coprire i turni qui e negli altri presidi minori?».
Il consigliere di Guardiagrele il bene in comune evidenzia che è necessario intervenire sulla questione del personale. «Se la Asl riesce a pagare turni aggiuntivi costosissimi», osserva Dal Pozzo, «tanto più dovrebbe programmare servizi incentivando adeguatamente chi deve prendere servizio nell’emergenza. Non è pensabile», aggiunge Dal Pozzo, «che si risponda alla mancanza di medici chiudendo i servizi, come se la sanità potesse andare in ferie costringendo i cittadini a penose attese a Chieti o Lanciano e, per le cure ordinarie, a rivolgersi al privato che non ha subito alcuna conseguenza». L’ex sindaco si sofferma ancora su Guardiagrele parlando dell’apertura di un centro vaccinale. «Si faceva festa per avere avuto il minimo e si diceva grazie al politico di turno che prometteva soluzioni senza portarle». Quindi il centro vaccinale «è il relitto di una campagna Covid che sconta, nel mezzo di una nuova preoccupante ondata, la chiusura delle Unità speciali di assistenza (le Usca) con motivazioni incomprensibili». L’esponente di centrosinistra sottolinea, poi, che tutto accade mentre si riduce ulteriormente il numero dei posti letto in una regione che è sotto di circa 500 unità. «Questo», osserva Dal Pozzo, «non lo diciamo noi, ma il rapporto Osservasalute, che precisa che alla fine del 2000, primo anno di pandemia, in Abruzzo c’erano 3.612 posti letto per acuti e 622 per post acuti e riabilitazione, con un tasso di 3,29 per 1.000 abitanti, ben al di sotto persino dello standard».
E allora, in Abruzzo «mancano all’appello circa 500 posti letto di cui 204 ospedalieri e 270 di lungodegenza e riabilitazione». Dal Pozzo evidenzia, quindi, che in questo quadro non solo non arrivano risposte sulla rete ospedaliera e sul destino dei piccoli presidi, ma neanche il nuovo corso della sanità territoriale sembra decollare. «Questo», conclude, «accade perché la Regione non prende di petto i veri problemi e carica sulle spalle degli operatori attivi il peso di decisioni non prese o di scelte miopi».
Giovanni Iannamico
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