Sanità, il colpo di mano del sindaco

Il caso Orsogna, Montepara con gli assessori e il medico sfida la Regione e apre di sabato il distretto sanitario
ORSOGNA. Ore 7,30 di sabato. Il sindaco di Orsogna, Fabrizio Montepara, arriva con la fascia tricolore al distretto sanitario di via Magno. Insieme a lui il vicesindaco Vincenzo Cicolini, l'assessore ai lavori pubblici Rocco Cipollone, l'assessore all’agricoltura e protezione civile Nicolò Pinto. E c'è anche il dottor Ernesto Salerni, uno dei medici di famiglia che aveva acconsentito a dare la propria disponibilità per il servizio “Studi aperti”. Siamo alle prime luci del giorno ed è qui, ad Orsogna, che divampa la protesta dell'amministrazione comunale e dei medici locali contro la Regione. Motivo della discordia è proprio “Studi aperti”, un nuovo servizio sanitario promosso dalla Regione Abruzzo e offerto all’utenza dalla Asl teatina, che permette di consultare un medico di famiglia anche il sabato mattina. Il distretto sanitario orsognese era pronto ad accogliere la novità ma «qualche giorno prima abbiamo saputo che le porte sarebbero rimaste chiuse» ha commentato il sindaco Montepara. E così ieri mattina il primo cittadino, in qualità di autorità sanitaria, si è recato nella struttura di via Magno per far partire ugualmente il servizio, con la disponibilità del dottor Salerni. Quest'ultimo ha svolto la sua attività nel distretto dalle 8 alle 13, proprio come Studi aperti prevede. «Confermo di aver aderito pienamente al servizio, così come un'altra mia collega, la dottoressa Meri Bonatti, per poter dare una risposta ai bisogni di salute dei cittadini senza che debbano sobbarcarsi spostamenti, specialmente nel periodo invernale», ha sottolineato il dottor Salerni. Infatti le persone che avessero bisogno di aiuto, con l'assenza del servizio a Orsogna, dovrebbero recarsi a Guardiagrele o Ortona. «Invece di portare la medicina verso il territorio, come dice un giorno sì e l’altro pure l’assessore Silvio Paolucci, stiamo continuando ad accentrare tutto sempre e solo nei soliti posti» ha tuonato Montepara. «Si chiude in periferia e si apre al centro. Io a questo gioco non partecipo e, nel mio ruolo di autorità sanitaria, chiedo di essere coinvolto nelle decisioni sull’organizzazione dei servizi. Con l'amministrazione comunale abbiamo concordato di proporre questo atto poichè riteniamo giusto utilizzare le strutture periferiche esistenti». Poi ha concluso: «Ringrazio anche i medici di base che hanno dato la loro disponibilità per questo servizio e mi auguro che la Regione torni sui propri passi».

