Sanità, la D’Annunzio “offre” a Paolucci il centro riabilitazione

Si chiama Cumfer, ha curato anche i casi più disperati Ora il prof Saggini chiede alla Regione l’accreditamento
CHIETI. È il centro che ha in cura Federico Cetrullo, lo sfortunato ragazzo pescarese di 23 anni rimasto paralizzato a causa di un incidente stradale. È il centro che ha dato una speranza al quindicenne di Cepagatti Leonardo Valletta, affetto da tetraparesi spastica, e come lui a tanti altri, che ora attraverso la voce dei familiari chiedono di potersi curare in maniera meno costosa al Cumfer, il Centro universitario di medicina fisica e riabilitativa con sede al Ciapi. Il Cumfer, pur facendo di tutto per tagliare i costi delle prestazioni sanitarie, ha però bisogno dell’aiuto della Regione per venire incontro maggiormente alle esigenze dell’utenza. Molti, infatti, non ce la fanno a sostenere il costo delle terapie e si ritrovano ad abbandonare sia il centro che la speranza di poter tornare ad avere quel minimo di autonomia che anche patologie pesantissime comunque permettono. Purché siano trattate con competenza e attrezzature all’avanguardia.
Diretto dal professor Raoul Saggini il Cumfer è una struttura pubblica dell’università “d’Annunzio”, è accreditata dalla Regione ma non ancora convenzionata. L’accreditamento gli assicura l’idoneità a prestare attività sanitaria, la mancata convenzione, invece, fa sì che le prestazioni siano a pagamento. La certificazione Iso 9001 ottenuta da anni ne testimonia, invece, l’eccellenza. Nel 2014 ha effettuato oltre 21mila prestazioni sanitarie e in più porta avanti anche attività di ricerca applicata.
L’utenza è fatta di pazienti con problemi sia acuti (infortuni sportivi, lombalgie ecc.) che cronici (lesioni midollari, tetraparesi, parkinson ecc.). Ma per i pazienti cronici lo sforzo economico è difficile da sostenere. Perché si tratta di terapie a vita. È il caso della signora Marie Claire Ciarcelluti, che ha in cura al Cumfer suo figlio, Alessandro Scena. «Ho portato qui mio figlio da quando aveva 8 anni», dice, «ma dopo l’ho dovuto togliere. Ora ha 30 anni, è affetto da tetraparesi spastica e quando penso al fatto che le istituzioni non riescono a venirti incontro, ti viene anche un po’ di rabbia». La signora Mariarosa Di Matteo, madre di Leonardo Valletta, è dovuta andare a finire in Slovacchia per curare il figlio. Per oltre tre anni ha speso circa 10 mila euro al mese. Soldi anticipati dalla famiglia grazie a raccolte fondi sostenute anche dagli organi di stampa, soldi che, però, dovranno essere rimborsati dalla Regione. Di qui l’importanza di convenzionare il Cumfer.
«L’Abruzzo non possiede una struttura come la nostra che noi vorremmo trasformare a tutti gli effetti in un Day hospital riabilitativo polispecialistico», ha detto il professor Saggini, «l’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci, con cui abbiamo avuto molti contatti, si è detto disponibile ed è apparso consapevole della forza di questa struttura». «Sino ad ora abbiamo fatto medicina sociale», ha aggiunto la professoressa Rosa Grazia Bellomo, «che, tradotto in concreto significa, ad esempio, che un’ora di riabilitazione in acqua con fisioterapista specializzato per la patologia di cui soffre il paziente, da noi costa 10 euro, a fronte dei 40 euro da tariffario; oppure che una seduta con le nostre speciali macchine con onde d’urto da noi costano 80 euro, a Roma circa 300 euro».
«Pur facendo medicina sociale», ha aggiunto il coordinatore tecnico del servizio di riabilitazione, Giovanni Barassi, «non graviamo sulle casse dell’università, per la quale siamo anzi produttivi, seppur in piccolo. Grazie a questo centro la “d’Annunzio” assicura davvero un servizio al territorio, ma abbiamo tutte le potenzialità per fare molto di più».

