Sanità nell’entroterra Appello di 19 sindaci: «Potenziate i servizi»

25 Agosto 2023

Grido d’allarme per l’impoverimento delle prestazioni  «Basta con le lunghe e fastidiose trasferte verso la costa»

CASOLI. Sanità nelle zone interne: 19 sindaci, di appartenenza politica trasversale, levano un grido di allarme: «Facciamo appello a tutte le istituzioni affinché ascoltino le nostre preoccupazioni e intervengano con decisione e concretezza. L'ora di agire è adesso». I primi cittadini di Altino, Casoli, Civitella Messer Raimondo, Colledimacine, Fara San Martino, Gessopalena, Guardiagrele, Lama dei Peligni, Lettopalena, Montenerodomo, Palena, Palombaro, Pennadomo, Pennapiedimonte, Perano, Roccascalegna, Sant’Eusanio, Taranta e Torricella Peligna, si sono dati appuntamento lo scorso 21 agosto a Casoli. Precedentemente gli stessi hanno unito le forze per protestare sulla chiusura della Statale 81.
«Le aree interne dell'Abruzzo, ricche di tradizioni, cultura e bellezze naturali, meritano rispetto e dignità. Non chiediamo privilegi, ma», dicono, «investimenti adeguati. La marginalizzazione delle aree interne non è solo una perdita per chi vi abita, ma per l'intera regione. Chiediamo con forza che la salute dei cittadini delle aree interne non venga compromessa da decisioni miope e non condivise. È ora di guardare oltre la costa e riconoscere che l'Abruzzo è fatto anche, e soprattutto, delle sue splendide zone interne. La loro rinascita e il loro benessere sono essenziali per l'intera regione». La protesta dei sindaci parte dalla «scellerata volontà di chiudere i punti di primo intervento (Ppi) operativi 24 ore su 24, relegandoli a soli 12 ore, da bocciare senza esitazione. La vita dei nostri cittadini non può essere compromessa da tali decisioni».
Non c’è però solo questo. «Il territorio», ed è l’altro motivo, «è privo della presenza stabile di medici per le visite specialistiche ambulatoriali, elemento essenziale per una popolazione in cui molti, soprattutto gli anziani, faticano a spostarsi. La carenza di personale del servizio di dialisi costringe i pazienti a lunghe e faticose trasferte, aggravando ulteriormente la loro condizione e aumentando il costo per la sanità pubblica».
Strettamente correlato a ciò c’è il depotenziamento del servizio di emergenza urgenza territoriale le cui postazioni 118, nei comuni afferenti il presidio di Casoli, risultano da anni senza medico a bordo (non medicalizzate). «A tal proposito, di recente», concludono, «si era annunciato l’arrivo di automediche a supporto delle ambulanze ma senza garanzia di continuità e limitate ad alcuni giorni al mese. Non possono essere sempre le zone interne a pagare pegno».
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