Sanmarco, sindacalista licenziato Nanni (Fim): ricorsi in ogni sede

25 Novembre 2021

Lo stabilimento ha annunciato 50 esuberi, ma tutti i provvedimenti sono stati impugnati dalla Cisl «Il 95% dei dipendenti iscritti a noi è in cassa integrazione e ora un esponente è stato mandato via» 

ATESSA. È ormai scontro aperto tra la Fim-Cisl e le scelte aziendali della Sanmarco Industrial, fabbrica che produce cassoni per i veicoli commerciali leggeri per la vicina Sevel e che da tempo è in profonda crisi tanto da dover ricorrere a 50 esuberi.
La Fim aveva già impugnato i licenziamenti, ma man mano che vengono recapitate le lettere di fine lavoro ai dipendenti, ha rilevato anche un atteggiamento anti-sindacale da parte dell'azienda.
«Il 95% dei dipendenti iscritti a questa sigla sindacale è stato messo in cassa integrazione», interviene Amedeo Nanni, responsabile del lavoro per la Fim Abruzzo e Molise, «e in questi giorni è stato licenziato il rappresentante sindacale aziendale della Fim-Cisl, mentre l’altro rappresentante è stato messo in cassa integrazione ormai da molti mesi. Di fatto si sono creati i presupposti per una attività anti-sindacale da parte dell’azienda».
Di qui il ricorso, da parte del lavoratore licenziato, al legale Pierpalo Andreoni per «tutelare i diritti sindacali e dei lavoratori», mentre la Fim annuncia che «verranno avviate nei prossimi giorni tutte le procedure tese ad accertare, nelle sedi giudiziari, le eventuali violazioni di legge e contrattuali messe in atto dall'azienda, anche al fine di far avviare i controlli da parte degli organi ispettivi e amministrativi deputati».
Ad oggi l’azienda ha inviato 14 lettere di licenziamento sulle 50 previste. Il 20 settembre scorso si era conclusa con un verbale di mancato accordo in Regione, la procedura di licenziamento collettivo avviata dalla società il 13 luglio 2021, nella quale erano state evidenziate le «esigenze tecniche organizzative che determinano l'eccedenza».
Ma per la Fim i licenziamenti, che sarebbero dovuti avvenire nel rispetto della legge 223/1991 che prevede di tenere in considerazione carichi familiari, anzianità di servizio ed esigenze tecnico produttive, «non starebbero rispettando i criteri di legge». «La Fim Cisl», prosegue Nanni, «è particolarmente determinata a ottenere il rispetto delle norme di legge e dei diritti sindacali e procederà in questo senso in tutte le sedi competenti. Invitiamo nuovamente tutte le forze politiche e del territorio a non essere silenti, ma a partecipare all'azione, auspicando una decisa e netta presa di posizione da parte delle autorità locali e regionali e dell’assessore delle attività produttive della regione».
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