«Sansa nociva stoccata all’aperto»
Treglio, i residenti scoprono un enorme cumulo del rifiuto industriale e lo segnalano alla Procura
TREGLIO. C’è un nuovo esposto in Procura sugli impianti a biomasse di Treglio. Ad inviarlo in tribunale, alla giunta regionale e al settore Servizio qualità dell’aria, nonchè al sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella, è stato un gruppo di cittadini allarmati dai continui effluvi dolciastri tipici della sansa, nonostante gli impianti siano spenti da gennaio. La scoperta dei residenti, un po’ fortuita, ha lasciato tutti sgomenti: in mezzo alla fitta vegetazione che circonda il sito degli impianti, a poche centinaia di metri dalle zone residenziali, si staglia un grosso accumulo scuro che ha tutta l’aria di essere polvere di sansa. Il deposito è visibile ad occhio nudo da alcuni dei tetti delle case circostanti, ma assolutamente nascosto se ci si avvicina agli impianti.
«Chiediamo lo stoccaggio urgente a norma di legge delle sanse depositate completamente allo scoperto all’interno dello stabilimento Sansifici Vecere srl in contrada Paglieroni», si legge nell’esposto, «e che venga avviata la procedura di diffida, sospensione e revoca di tutte le autorizzazioni regionali». L’allarme in paese non si è mai sopito. È -letteralmente- nell’aria. Questo perché nonostante gli impianti non lavorino da mesi, e quindi non ci siano emissioni di fumo dai camini, i residenti notano, oltre al cattivo odore, anche la presenza di polveri rosse, depositata sia sui balconi delle abitazioni che sulle piante. Una volta scoperto il deposito, per i residenti è presto fatta l’equazione: «Riteniamo che le polveri provengano dagli enormi cumuli di sansa stoccati in modo scorretto, completamente all’aperto, nella zona sud dello stabilimento in direzione Lanciano. Come è noto la sansa è un rifiuto industriale altamente inquinante, tossico, dannoso soprattutto per chi ha le difese immunitarie basse come bambini, anziani, malati. Inoltre depositandosi sulle colture e nei terreni, provoca effetti nocivi sui prodotti agricoli locali e sulle falde acquifere». Di qui la richiesta di un «intervento pronto ed efficace delle autorità competenti affinchè lo stoccaggio delle sanse venga effettuato a norma di legge in modo da impedirne la dispersione nell’aria e nel suolo» e della revoca, da parte della giunta regionale, «di tutte le autorizzazioni in essere».
Alla Procura i residenti di Treglio chiedono di «perseguire i reati eventualmente ravvisabili nei fatti esposti, al fine di impedire che si producano conseguenze più gravi per la salute delle persone, per le attività economiche e per l’ambiente». Il gruppo spontaneo di cittadini è coadiuvato anche dall’associazione Nuovo Senso Civico e dall’ingegnere Tommaso Giambuzzi. Un’ultima domanda i cittadini la rivolgono al sindaco Berghella: «Come mai a maggio lei ha dichiarato alla stampa di non essere a conoscenza della richiesta di nuove autorizzazioni quando la domanda dei Vecere al Suap (sportello unico per le attività produttive, ndc) è datata 5 febbraio e l’Autorizzazione unica ambientale addirittura a novembre? Il fatto di non informare su questioni tanto delicate e importanti ci preoccupa e ci fa perdere punti di riferimento importanti nelle istituzioni».
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