Sansificio Sirolli, fumi molesti Il giudice: «Processate i titolari»

Il caso arriva in tribunale dopo le denunce presentate dal sindaco e le continue proteste dei cittadini «Quell’odore nauseabondo ha provocato tosse, congiuntiviti, sensazioni di vomito e malessere»
POGGIOFIORITO. I titolari del sansificio Sirolli di Poggiofiorito vanno processati dopo le denunce presentate dal sindaco e le proteste dei cittadini per quell’odore nauseabondo che ha provocato sensazioni di vomito e malessere. A disporlo è stato il giudice del tribunale di Chieti Luca De Ninis, che ha ordinato l’imputazione nei confronti di Anna Giannico, 75 anni, e Giuseppe Sirolli, 55 anni, entrambi di Archi, rispettivamente amministratore legale e di fatto dell’azienda che produce biocombustibile mediante l’essiccazione di sansa vergine, nocciolino e segatura di faggio. I reati contestati, nel periodo tra maggio 2022 e agosto 2023, sono «inosservanza dei provvedimenti dell’autorità» e «getto pericoloso di cose», che si aggiungono alla violazione di due articoli del decreto legge del 2006 in materia ambientale. È stata dunque respinta la richiesta di archiviazione della procura, alla quale si era opposto il sindaco Remo D’Alessandro, assistito dall’avvocato Marco De Merolis.
Secondo il giudice, «risulta univocamente dagli elementi raccolti che la Sirolli srl abbia per diversi mesi violato sia le prescrizioni imposte dall’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) nell’Autorizzazione unica ambientale (Aua) che i provvedimenti sindacali, svolgendo continuativa attività insalubre». In tal senso è richiamata la relazione del 9 gennaio 2023 del responsabile del servizio tecnico del Comune e della polizia locale, con allegati documenti, rilievi e certificati medici dei cittadini, che recita: «L’odore era talmente forte che provocava sensazioni di vomito e malessere, un odore nauseabondo di sansa e acque reflue». Gli accertamenti dei carabinieri e dell’Arta, nel settembre 2022 e nel febbraio 2023, «hanno evidenziato una continua condotta elusiva dei sistemi di controllo delle emissioni inquinanti, in spregio alle prescrizioni imposte dagli organi accertatori». Ciò, secondo le accuse, è stato possibile attraverso una sorta di sistema di bypass.
«Nell’ottobre 2022», scrive ancora il giudice, «vi sono state altre numerose segnalazioni di emissioni di fumi e molestie olfattive, comprovate da certificati medici attestanti l’insorgenza di tosse, congiuntiviti e dispnea in numerosi cittadini». Non solo: in un’occasione sarebbe stato superato il valore massimo giornaliero di emissione in atmosfera del monossido di carbonio. Tra le contestazioni, c’è anche la miscelazione di rifiuti non autorizzata, tra cui quelli prodotti dalla depurazione dei fumi. Nel febbraio 2023 l’intero opificio era stato sottoposto a sequestro preventivo. «Non può ignorarsi», osserva il giudice, «che, anche a seguito del dissequestro dell’impianto, nel mese di agosto 2023 il sindaco ha nuovamente portato all’attenzione dell’autorità giudiziaria le segnalazioni dei cittadini e dei dipendenti di un’impresa limitrofa alla Sirolli, che hanno continuato a lamentare la diffusione di fumi maleodoranti e polveri.
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