Sant’Agata, addio a uno dei testi della strage

Torricella Peligna. Si è spento a Roma Antonio Di Luzio, 87 anni. Il dolore del sindaco: vicini alla sorella
TORRICELLA PELIGNA. Era l’unico sopravvissuto Antonio Di Luzio, insieme alla sorella, della strage nazista di Sant’Agata di Gessopalena nella quale furono massacrati 42 civili inermi. Gli occhi di Antonio, che videro l’orrore, si sono chiusi per sempre a 87 anni, a Roma, dove viveva, lo scorso 17 luglio. «Alla sorella Nicoletta e a tutta la famiglia vanno le più sentite condoglianze da parte dell'amministrazione comunale e di tutta la comunità torricellana», dice il sindaco Carmine Ficca.
C’era la neve quel 21 gennaio 1944 a Sant’Agata, quando una pattuglia della Wehrmacht in ritirata massacrò donne, bambini e anziani. I corpi rimasero insepolti per un paio di settimane, fino a quando gli inglesi, arrivati a Gessopalena, organizzarono un gruppo di giovani che diede una pietosa sepoltura alle vittime. Dall’eccidio si salvarono solo Nicoletta Di Luzio, 16 anni, e il fratello Antonio, che videro massacrare la madre e il fratello Leonardo. Gran parte degli sfollati di Torricella si diressero verso Casoli, altri si rifugiarono nei cascinali delle campagne circostanti, in particolare a San Giusta e Sant’Agata, località ricadenti nel territorio di Gessopalena. All’alba di quel 21 gennaio, in risposta all’uccisione di due tedeschi e al ferimento di altri due da parte di uomini della Brigata Maiella a San Giusta, i militari germanici irruppero nel piccolo borgo di Sant’Agata. Gli sfollati furono radunati in un casolare, un soldato buttò una prima bomba, altri bloccarono la porta: poi all’interno piovvero una trentina di altri ordigni. Fu una carneficina, il soffitto crollò e il pavimento, in parte, cadde. Non paghi, i tedeschi bruciarono ciò che rimase in quel casolare, compresi i corpi dei poveri torricellani. Erano ancora vivi i tre fratelli Di Luzio: il piccolo Antonio, ferito, si nascose in una mangiatoia; Leonardo nella fuga fu freddato alle spalle; Nicoletta, invece, fu ferita non prima di aver fatto un cenno, ad Antonio, di rimanere nascosto. Il giorno dopo la poca luce di un gennaio nevoso rese ancor più evidente l’orrore. Il silenzio era rotto solo dai lamenti dei due fratelli che si allontanavano da quell’odore acre E puzza di morte. Furono soccorsi in un casolare e accompagnati a Gessopalena per essere medicati e dove raccontarono di cosa sia capace la “bestia umana”.
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