Sant’Eusanio si scopre paese dei gemelli: 19 coppie

Dato-record su mille famiglie. Il sindaco: presto una festa Una mamma: le mie figlie hanno lo stesso grado di miopia
SANT’EUSANIO DEL SANGRO. Duecento metri sul livello del mare, circa 24 chilometri quadrati di superficie e 32 chilometri di strade e contrade con confini che arrivano a lambire Casoli, Atessa, Castel Frentano, Perano, Guardiagrele, Lanciano. Terreno perlopiù collinare e una popolazione di 2.518 anime, devote, a fasi alterne, all’industria, all’agricoltura e al commercio. Santo patrono è San Filippo Neri, si festeggia il 26 maggio. Ma Sant’Eusanio, in origine Monteclo, dove, narrano alcuni testi, il vescovo Eusanio attorno al primo centenario dell’anno mille donò la vista alla cieca Teoconia, nasconde un segreto. Su mille famiglie censite sono infatti ben 19 le coppie di gemelli accertate. Una particolarità che, oltre ai nuclei famigliari coinvolti, non è sfuggita agli anziani del paese, al sindaco Raffaele Verratti, e alla farmacista, Vera Di Giacomo. Tanto che da tempo si pensa di farli ritrovare tutti assieme i gemelli di Sant’Eusanio, in una rimpatriata, e perché no, una vera e propria festa a loro dedicata.
Nessuno sa spiegarselo con una solida base di certezza e rigore scientifico, ma sta di fatto che Sant’Eusanio pullula di coppie di gemelli. Un anno, il 2003, ci sono stati addirittura tre parti gemellari. Non si tratta di nuclei famigliari consanguinei o di rami di parentela i cui intrecci si sono persi nel tempo. Nel paese natale del poeta e latinista Cesare De Titta nascono gemelli da oltre mezzo secolo - i fratelli Antonio e Giacomo Di Prinzio, del ’53, sono i più anziani gemelli accertati - e continuano a nascerne, con la coppia di splendide bimbe Tonia e Giusy Carulli nate il 5 febbraio di quest’anno. La cosa particolare è che tra i tanti gemelli che si sono trasferiti altrove, ce ne sono altri che sono arrivati da altri paesi. Oppure coppie che si sono trasferite qui e hanno avuto anche loro dei gemelli.
«Avere un gemello è più bello che avere un fratello», racconta Michele D’Armenio, 12 anni, che ha gli stessi occhi vispi di suo fratello Jacopo, «me lo dicono tutti gli amici e io ci credo. Perché con un gemello puoi condividere le stesse passioni, come la nostra per la musica, e gli stessi giochi». Noemi e Azzurra Fortunato hanno perfino quasi lo stesso grado di miopia. «Quando il medico l’ha scoperto mi ha detto che se non l’avesse visto non ci avrebbe creduto», racconta la mamma. «Suoniamo chitarra e clarinetto», dicono le bimbe, nella stessa classe dei fratelli D’Armenio e di quella di un’altra coppia di gemelli nati come loro nel 2003, «e se una di noi inizia una frase, l’altra la termina. Abbiamo gli stessi pensieri, ci capiamo anche senza parlare». E ci sono anche gemelli più adulti. Si tratta di Raffaele e Fabio Crognale, entrambi parrucchieri, 42 anni, e una vita fatta di complicità e un legame fortissimo «che non si può spiegare a parole». «Ci sentiamo forse 15 volte al giorno», dice Fabio, «abitiamo in appartamenti uno sopra l’altro e abbiamo anche la stessa voce».
Per le mamme all’inizio è il solito “shock da gemelli”. Una fase di poppate, pianti, vestitini e pannolini al quadrato e salti mortali organizzativi che in genere dura un annetto. «Dopo però», dicono le signore, «una gioia infinita». All’anagrafe si tenta una conta. Ci sono i Carulli, i Fortunato, i Colasante, Di Toro Nicola e Luigi, Lorenzo e Luca Farina e poi ancora i Carosella, i Comegna, i Di Rico, i Di Tommaso. Tanti si sono trasferiti, altri sono nati altrove e vissuti in paese. «Ci stiamo organizzando per una bella festa», sorride il sindaco Verratti, nessun gemello in famiglia, «questo è un paese vitale, accogliente, vivace. I gemelli sono solo la ciliegina sulla torta».
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